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Maria, bambina trovata in campo nomadi: chi è? "Dieci casi somiglianti", migliaia le segnalazioni

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Chi è Maria? Dopo avere dato un nome - seppur temporaneo - alla bambina bionda trovata la scorsa settimana in un campo nomadi di Farsala, la polizia greca, l'Interpol e l'associazione The smile of the child che l'ha presa in cura stanno lavorando senza sosta per cercare di dare alla piccola anche un'identità.

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Un'impresa a dir poco ardua, resa ancora più complessa dalle migliaia di telefonate al numero verde istituito per risalire alla famiglia di Maria. Americani, canadesi, australiani, sudafricani britannici e scandinavi si sono fatti vivi per chiedere e dare informazioni sulla bambina, nella speranza di ritrovare una figlia scomparsa. A oggi sono 10 i casi definiti "somiglianti con la piccola", ha detto alla stampa inglese il portavoce internazionale di The smile of the child, Panagiotis Partalis, spiegando che "molti messaggi arrivano da famiglie che hanno visto i propri figli scomparire anni fa" e smorzando facili entusiasmi: "Li stiamo valutando per scoprire se ci sono dei legami".

L'identificazione di Maria si prospetta tutt'altro che facile, infatti. Intanto non avrebbe 4 anni, ma almeno 5 o 6, come ha stabilito un pool di specialisti, comprendente anche un antropologo, e tra i casi di 38 bambine scomparse di quell'età archiviati nel database dell'Interpol e il suo non ci sono riscontri. Se Maria è nata nel 2007 o nel 2008 cade inoltre l'ipotesi che possa essere la figlia di una coppia di origini scandinave che nel 2009 ha denunciato alle autorità di aver trovato vuota la tomba della loro bambina, dopo che era stata dichiarata nata morta e seppellita. Di sicuro, infine, la piccola non è greca, dato che nel Paese non è stata denunciata la sparizione di nessun minore di quella età.

Di Maria si sa che parla solo una forma di dialetto rom e che "non ci sono prove" che "sia stata obbligata a lavorare o chiedere l'elemosina", ha detto Partalis, mentre i finti genitori questa mattina sono comparsi in un'udienza a porte chiuse davanti a un giudice e sono stati incriminati per sequestro di minore e uso di documenti falsi. I due, infatti, non solo sono riusciti a procurarsi un certificato di nascita legale di Maria presso l'anagrafe di un municipio greco, ma hanno anche registrato altri 13 figli (6 dei quali partoriti nell'arco di 10 mesi) in tre diverse zone del Paese, racimolando sussidi per 2.500 euro al mese.

I falsi genitori tuttavia rigettano ogni accusa, come ha spiegato alla stampa il loro avvocato: "Non c'è stato alcun rapimento, né furto o traffico. Non hanno comprato la bambina. Si tratta di una donna che non poteva allevare la figlia e che tramite una terza persona l'ha affidata alla coppia nel 2009, poco dopo la nascita". Ma la polizia continua a non essere convinta della ricostruzione - così come non lo è stato il tribunale - e prosegue in indagini a 360°, anche per capire se dietro il caso di Maria possa nascondersi una più ampia rete di traffico di minori.

E intanto i circa 2 mila abitanti del campo nomadi di Farsala dove è stata trovata la piccola temono che la vicenda possa avere una ripercussione negativa non solo su di loro, ma più in generale su tutti i rom. Il capo della comunità, Babis Dimitriou, ha espresso infatti la speranza che il caso "non si rifletta su tutti noi", spiegando - insieme ad alcuni vicini della coppia arrestata - che Maria è stata data in affidamento ai sedicenti genitori da un bulgaro e sottolineando come la bambina volesse restare con loro. Ad ogni modo, da Dimitriou in avanti, ogni abitante di Farsala è d'accordo su un punto: "Non tutti i rom rubano i bambini. Se qualcuno lo fa deve pagare per questo".

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