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Marò, Latorre e Girone restano in Italia. Terzi: "India viola diritto internazionale"

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Colpo di scena nella vicenda dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha infatti annunciato in una nota che i due non torneranno in India al termine della licenza concessa loro dal governo di New Delhi per votare, ma resteranno in Italia. Una decisione presa "stante la formale instaurazione di una controversia internazionale tra i due Stati", dal momento che "l'Italia ha sempre ritenuto che la condotta delle autorità indiane violasse gli obblighi di diritto internazionale gravanti sull'India (...), in particolare il principio dell'immunità dalla giurisdizione degli organi dello Stato straniero e le regole della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) del 1982".

Tutta la vicenda dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone

"#Maro: giurisdizione è italiana. Disponibili a trovare soluzioni con India in sede internazionale. Intanto i nostri marò restano in Italia", ha ribadito il ministro Terzi su Twitter, concretizzando quel 'colpo di mano' da sempre temuto dal Governo di New Delhi, che infatti non ha preso bene la decisione, con una fonte diplomatica all'Onu che ha commentato la vicenda affermando che "i due marò italiani devono essere processati in India, secondo le leggi indiane" e il ministro degli Esteri Salman Kurshid che ha dichiarato laconicamente: "Non sarebbe bene reagire ora".

Di tutt'altro avviso, invece, la Farnesina, che ha motivato la propria presa di posizione affermando che l'India non ha mai risposto alla richiesta dell'Italia di avviare "un dialogo bilaterale per la ricerca di una soluzione diplomatica del caso", secondo quanto prevede l'UNCLOS e dunque, di fatto, ha dato il via a una controversia che richiede l'intervento di "un arbitrato internazionale" o la "sentenza di una corte internazionale". "Le nostre priorità sono da un lato l'incolumità e il ritorno in patria dei nostri marò e dall'altro mantenere un ottimo rapporto di lavoro e di collaborazione con le autorità indiane", ha dichiarato in tal senso il sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura.

La notizia della decisione di non far rientrare in India i marò, presa "in coordinamento stretto con il presidente del Consiglio Mario Monti e d'accordo tutti i ministri coinvolti nella vicenda", ovvero Esteri, Difesa e Giustizia, è stata accolta con grande gioia da Massimiliano Latorre, che ha detto: "Consapevoli dell'impegno profuso dallo Stato, siamo felici di tornare a fare il nostro mestiere", mentre la sorella ha voluto ancora una volta ringraziare tutti gli italiani: "Siamo attoniti, non possiamo che esultare. Grazie Italia". Più cauta invece - forse perché ancora incredula - la moglie di Salvatore Girone, che all'Ansa ha dichiarato: "Lo apprendo adesso, non lo sapevo: devo fare le mie verifiche".

Dopo una permanenza in India di oltre un anno, interrotta da una breve licenza per Natale e da un'altra per votare, i due Fucilieri della Marina finalmente ora hanno davanti a loro una prospettiva diversa. Per quanto infatti resti aperta la questione giuridica, con Latorre e Girone chiamati a rispondere dell'uccisione dei pescatori indiani Valentine Jalstine e Ajesh Binki, è innegabile che i due militari si trovano adesso in una situazione meno precaria, 'tutelati' in patria nei loro diritti e con l'ipotesi di una sentenza formulata da una Corte Internazionale. Ben altra cosa, insomma, rispetto allo stallo in cui versavano in India, con la Corte Suprema di New Delhi che lo scorso 18 gennaio aveva appena stabilito la costituzione di un tribunale speciale per esaminare la questione della competenza giurisdizionale. Insomma, davvero poco.

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