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Massimo Bossetti, foto hard ritrovate sul pc. I dubbi della Procura: "Il computer è stato assemblato"

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Si continua a scavare a fondo nella vita di Massimo Bossetti, il presunto omicida di Yara Gambirasio: nel pc del muratore di Mapello, detenuto da oltre un mese nel carcere di Bergamo, sono state ritrovate foto hard che gli inquirenti stanno valutando al pari di altri indizi che possano aiutare a ricostruire la personalità dell'indagato.

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Sia il computer fisso che quello portatile di Bossetti sono stati sequestrati nella casa di Mapello, insieme al cellulare, all'auto, al furgone e a tutti gli altri elementi da cui si possano evincere indizi utili all'inchiesta. Sull'hard disk del computer sono stati rintracciate immagini pornografiche, che però non hanno per oggetto dei minori. Fonti vicine alla procura di Bergamo assicurano che non si tratta di immagini pedopornografiche e, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, per la Procura sono da ritenersi ininfluenti in relazione alle indagini.

Il computer fisso di Bossetti, infatti, è stato assemblato con parti di altri pc: pertanto non è da escludere che quel materiale sia rimasto nella memoria dell'hard disk perché scaricato da altri utenti, prima che i pezzi fossero utilizzati per mettere insieme il computer di Bossetti. Tutte le tracce presenti nel pc, anche quelle cancellate negli ultimi tre anni e mezzo, saranno comunque analizzate ai fini di un approfondimento sulla personalità di Bossetti, ma a quanto pare non avranno valore in sede processuale o d'indagine.

Il materiale è al vaglio del consulente informatico del pubblico ministero Letizia Ruggeri, titolare del fascicolo d'inchiesta sulla morte di Yara Gambirasio che ha interrogato Bossetti in carcere pochi giorni fa. "Non troveranno niente" avrebbe dichiarato Bossetti in merito alle ricerche degli inquirenti sui suoi computer e sul telefonino, così come sulla sua Volvo o sul furgone Iveco, che sarebbe transitato attorno alla palestra di via Locatelli e alla casa di Yara poco prima della sua scomparsa.

Una ricerca minuziosa, quella degli inquirenti bergamaschi, per ricostruire nei dettagli gli spostamenti dell'uomo tra Brembate di Sopra e Chignolo d'Isola nel giorno della scomparsa di Yara Gambirasio il 26 novembre 2010. Il muratore 44enne continua a professarsi innnocente e a sostenere di non aver mai conosciuto la ragazza: nel primo interrogatorio col pm Ruggeri si è dichiarato estraneo alle accuse, spiegando come nel cantiere di Mapello si fosse diffusa la voce che l'omicidio di Yara era "una vendetta nei confronti del padre".

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