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Massimo Bossetti nell'interrogatorio in carcere:"Vi spiego perché il mio dna era sul corpo di Yara"

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Continua a professarsi innocente Massimo Giuseppe Bossetti: il muratore di Mapello, in carcere da 22 giorni in quanto presunto omicida di Yara Gambirasio, ha deciso di parlare con gli investigatori. Ha chiesto un interrogatorio per spiegare le sue ragioni e l'ha ottenuto: il principale indiziato per l'assassinio della tredicenne di Brembate di Sopra è stato ascoltato martedì 8 luglio 2014 dal pm Letizia Ruggeri, che si sta occupando del caso. A lei ha ribadito la sua totale estraneità ai fatti contestati: non conosceva Yara, non l'ha mai vista e può spiegare come mai il suo dna sia stato ritrovato sui leggins della ragazzina.

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Nell'interrogatorio di oltre tre ore nel carcere di Bergamo, Massimo Bossetti avrebbe proposto un'ipotesi alternativa a quella della Procura per spiegare la presenza delle macchie di sangue, il cui dna combacia in una percentuale schiacciante col suo, sull'intimo di Yara Gambirasio. Si tratta dela prova regina contro Bossetti, all'interno di un quadro accusatorio che rimane molto indiziario.

Secondo quanto riporta Il Messaggero, l'uomo avrebbe tentato di spiegare la presenza del dna sul corpo della vittima sostenendo di subire frequenti perdite di sangue dal naso, di cui potrebbe aver lasciato traccia sui suoi attrezzi da lavoro: qualcuno, presumibilmente l'assassino, potrebbe averli usati per tagliare i leggins e gli slip della vittima.

Questa sarebbe la spiegazione presentata da Bossetti al pm, insieme alla richiesta dei suoi legali di rifare il test del dna: l'avvocato Claudio Salvagni ha parlato di "un'indagine pazzesca", impossibile da "smontare in una settimana". Secondo lo stesso avvocato Massimo Bossetti, che nei primi interrogatori si è avvalso della facoltà di non rispondere, stavolta "ha risposto a tutte le domande e ha continuato a proclamarsi innocente": "Per noi resta innocente: è il classico uomo tutto casa, famiglia e lavoro". Il legale Silvia Gazzetti ha annunciato che sarà richiesta una seconda prova del dna nel contraddittorio tra le parti.

"Voglio provare che sono innocente, io non ho mai visto Yara" ha dichiarato Bossetti ai suoi legali: nell'interrogatorio in carcere a Bergamo, dove è detenuto in stato di isolamento, non avrebbe fatto altri nomi come inizialmente ipotizzato. Da spiegare, oltre alla presenza del dna sugli indumenti di Yara, resta anche quella visita con la moglie al campo di Chignolo d'Isola in cui fu ritrovato il cadaver della ragazzina a tre mesi dalla sua comparsa ("Ci siamo andati per curiosità" ha dichiarato la moglie), ma anche le frequentazioni nel centro estetico vicino casa di Yara, così come il suo cellulare che agganciò la cella di Mapello in un orario compatibile con il rapimento della ragazza.

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