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Massimo Bossetti, siti pedopornografici sul pc: 'tredicenne' parola chiave nelle ricerche. Il legale smentisce

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Continuano le indagini su Massimo Giuseppe Bossetti, presunto assassino di Yara Gambirasio detenuto da oltre due mesi nel carcere di Bergamo: nuovi inquietanti indizi sarebbero emersi dalle analisi su pc e supporti informatici sequestrati al muratore di Mapello, attualmente l'unico indagato per l'omicidio della tredicenne di Brembate di Sopra.

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Dai computer di Bossetti sarebbero emersi numerosi accessi a siti pedopornografici, come riportano le principali agenzie di stampa: i collegamenti a siti per soli adulti sarebbero avvenuti fino a un mese prima del suo clamoroso arresto, accompagnato da numerose polemiche per l'annuncio shock del Ministro Angelino Alfano. Secondo l'analisi degli inquirenti, Bossetti avrebbe fatto diverse ricerche su Internet, usando nello specifico come parola chiave "tredicenne", insieme ad altri termini che descrivono caratteristiche fisiche e particolari a sfondo sessuale. Tredici anni erano quelli di Yara Gambirasio, scomparsa il 23 novembre 2010 all'uscita dalla palestra di Brembate e ritrovata in un campo tre mesi dopo.

Dunque, secondo quanto riportano i quotidiani di oggi, sui supporti informatici sequestrati a giugno nella casa dell'uomo ci sarebbero tracce di ricerche di materiale pedoporno: l'ultimo accesso ad un sito di pedofili risalirebbe allo scorso maggio, un mese prima del fermo. Il condizionale è d'obbligo, visto che l'ipotesi è stata prontamente smentita dal legale di Bossetti, Claudio Savagni: "Non ci sono accessi a siti pedopornografici", ha replicato lapidario il legale in merito a quello che potrebbe rappresentare un possibile movente per l'omicidio della ragazza.

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Per i risultati della perizia sul computer saranno disponibili solo quando l'esame sarà definitivamente concluso, anche se il presunto interesse sessuale di Bossetti nei confronti delle tredicenni potrebbe spingere gli inquirenti a seguire con più convinzione la pista dell'omicidio a sfondo sessuale. La moglie di Bossetti sulla questione si sarebbe riservata la facoltà di non rispondere, come consigliato dai legali.

Arrestato lo scorso 16 giugno dopo i risultati del test del Dna elaborati dal laboratorio di genetica forense di Pavia, Bossetti è detenuto in isolamento nel carcere di Bergamo, dove ha ricevuto più volte le visite dei familiari e della moglie. Quest'ultima è intervenuta nelle ultime ore per smentire la notizia circolata sulla stampa in questi giorni, secondo cui gli inquirenti avrebbero interrogato due uomini che a verbale hanno confermato di essere stati amanti della donna.

Bossetti si è sempre dichiarato innocente, spiegando la presenza delle sue tracce genetiche sul cadavere di Yara con le frequenti perdite di sangue dal naso di cui soffre da tempo e che sarebbero finite sugli attrezzi da lavoro probabilmente rubati dall'assassino della ragazza.

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