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Massimo Bossetti sull'omicidio di Yara: "Vendetta contro il padre". I verbali dell'interrogatorio

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Inizialmente si era avvalso della facoltà di non rispondere, poi Massimo Bossetti ha cominciato a parlare per difendersi dall'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. Il primo interrogatorio con il gip Vincenza Marcora è avvenuto il 19 giugno e solo ora sono stati resi noti i verbali di quell'incontro, pubblicati dal quotidiano La Repubblica.

Massimo Bossetti nell'interrogatorio in carcere:"Vi spiego perché il mio dna era sul corpo di Yara"

Nel carcere di Bergamo, dove è detenuto in isolamento da quasi un mese, il muratore di Mapello racconta la sua versione dei fatti: "In cantiere dicevano tutti che Yara era stata uccisa per una vendetta contro il padre, Fulvio Gambirasio" ha spiegato Bossetti, rilanciando una delle tante ipotesi circolate in questi anni di indagini. Lui, però, giura di non essere coinvolto, nonostante le tracce di dna ritrovate sugli indumenti intimi della vittima: "Io giuro sui miei tre figli che Yara non l'ho mai né conosciuta, né vista, né incontrata".

A quanto emerge dalle quasi 70 pagine di verbale dell'interrogatorio, Massimo Bossetti ricorda bene la giornata del 26 novembre 2010, quella in cui si sono perse le tracce di Yara Gambirasio, ritrovata morta tre mesi dopo in un campo di Chignolo d'Isola: "Sono tornato a casa dopo il lavoro, ho fatto la doccia, ho cenato con moglie e figli, ho guardato un po' i quaderni dei miei bambini, giocato con loro che vanno sempre a letto alle 21. Poi sono stato sul divano a guardare la televisione". Un racconto abbastanza dettagliato, per essere riferito ad un giorno di quasi quattro anni fa. Difficile ricordare così tanti dettagli, ha fatto notare il giudice nell'interrogatorio, a distanza di anni: "Sono un uomo metodico, un abitudinario - si è giustificato Bossetti - Faccio sempre le stesse cose: lavoro, doccia, cena, divano". Quella sera, insomma, non sarebbe accaduto nulla di diverso da tutte le altre.

Alla domanda del gip su quando abbia appreso la notizia della scomparsa di Yara Gambirasio, Bossetti risponde: "Penso il 27 novembre. Se è sparita il 26, hanno dato la notizia il giorno dopo, credo...". Contro di lui anche le numerose visite ad un centro estetico vicino casa di Yara e la sua presenza nella zona limitrofa alla palestra frequentata dalla 13enne di Brembate, provata dall'analisi delle celle telefoniche: "In quei giorni lavoravo nel cantiere di mio cognato Osvaldo Mazzoleni in via Prato Marone a Palazzago. Per tornare a casa percorrevo il tragitto abituale e passavo anche davanti al centro sportivo di Brembate". Nel centro sportivo, però, giura di non aver "mai messo piede".

Ma a legarlo inequivocabilmente al caso Gambirasio c'è la prova del Dna su cui si regge l'intero impianto accusatorio. Il profilo genetico di Ignoto 1 è compatibile in una percentuale straordinaria con quello di Bossetti, che però nega di essere mai venuto in contatto con la ragazza: "Impossibile che sia stato trovato. Ma se venisse dimostrato senza nessun dubbio che il Dna è mio, bisognerà capire perché è stato trovato lì. Io non lo so".

Nell'ultima settimana i legali di Bossetti hanno fatto sapere che chiederanno al più presto un secondo esame sulle tracce di Dna rinvenute sui leggins e gli slip di Yara. nel secondo interrogatorio dell'8 luglio, invece, Bossetti ha in sostanza confermato che il Dna ritrovato sulla vittima sia il suo, spiegando che potrebbe essere finito sugli attrezzi da lavoro del cantiere in quanto soffre di perdite ematiche dal naso: quegli stessi attrezzi potrebbero essere stati utilizzati dall'assassino di Yara Gambirasio. Sarebbe questa la sua versione dei fatti per provare a smontare la prova regina dell'accusa.

Deciso a provare la sua innocenza di fronte ai tanti indizi di colpevolezza raccolti in questi mesi dagli investigatori, Bossetti si dice pronto a collaborare: "Fatemi pure tutte le domande che volete. Non ho niente da nascondere". La sua proclamazione di innocenza è nero su bianco nei verbali dell'interrogatorio: "Io mi proclamo ancora innocente. Non ho mai fatto male a nessuno. Ho 43 anni, ho la testa sulle spalle, un bel lavoro, una bella moglie e tre figli che mi aspettano a casa tutti i giorni. Mai avrei potuto fare una cosa così. Glielo posso giurare sui miei figli: non ho fatto niente".

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