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Matteo Messina Denaro, figlia del boss si 'ribella' al padre: via di casa

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Per la figlia di un boss di mafia "onorata" di portare il cognome del padre, un'altra invece non è più disposta ad accettare le regole del clan, al punto da ribellarsi e convincere anche la madre a lasciare la famiglia. Dopo le discusse dichiarazione di Lucia Riina all'emittente svizzera Rts, il settimanale L'Espresso ha diffuso oggi l'anticipazione di un'intervista esclusiva alla figlia di Mattia Messina Denaro, che a 17 anni ha deciso di non vivere più all'ombra dell'ingombrante genitore, ma di andare avanti per la sua strada.

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Come si legge in uno stralcio del pezzo pubblicato sul numero in edicola domani, venerdì 30 agosto, corredato di foto uniche e mai viste prima della ragazza e della mamma, la giovane "vuole vivere lontano dai familiari del papà. Una scelta rivoluzionaria perché suona come sfida ai codici di Cosa nostra" e che lo è ancora di più dal momento che la ragazza ha convinto a seguire nella sua 'ribellione' anche la madre, compagna del boss.

Tuttavia, nelle parole della giovane c'è anche tristezza per quel genitore mai conosciuto: "Quanto vorrei l'affetto di una persona e, purtroppo, questa persona non è presente al mio fianco e non sarà mai presente per colpa del destino...", racconta a L'Espresso la figlia di Denaro, a capo di Cosa Nostra e uno dei latitanti più ricercati al mondo. Un rimpianto confermato anche dal grande cuore rosso pubblicato dalla ragazza sul proprio profilo Facebook il giorno del compleanno del padre: nessuna scritta, ma un un gesto che vale più di molte parole.

Nato a Castelvetrano (in provincia di Trapani) il 26 aprile 1962 e soprannominato Diabolik, Matteo Messina Denaro è ricercato dal 1993 ed è considerato responsabile di almeno 50 omicidi, oltre che uno degli esponenti di spicco dell'ala stragista di Cosa Nostra. Ha avuto un ruolo di primo piano nella pianificazione e organizzazione degli attentati di via dei Georgofili a Firenze, di via Palestro a Milano e di Piazza San Giovanni in Laterano e via San Teodoro a Roma e ha pedinato personalmente il giornalista Maurizio Costanzo per l'attentato - poi fallito - di via Fauro. Una vita sottotraccia, che gli ha impedito di conoscere la figlia - come da lui stesso confessato in un 'pizzino' a Bernardo Provenzano - e che l'ha fatto sfuggire più di una volta alla cattura, come nel caso di un blitz in una villa di Mondello a Palermo e in un'altra a Padova, secondo quanto riporta L'Espresso.

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