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Meno libri per le donne e più figli: la polemica su Camillo Langone

Sarà che le abitudini sociali son cambiate, sarà che la forza lavoro, adesso, non si misura più tanto in braccia, bensì in cervelli, tutto questo ha portato ad un ribaltamento del tasso di natalità, in Europa, ma soprattutto in Italia, considerato uno dei paesi con il più basso numero di nascite.
Come sostiene Camillo Langone, giornalista di Libero, a differenza del Niger, dove in media ogni donna genera 7,68 figli, in Italia la situazione è davvero opposta: 1,32 figli per donna.

Allora di chi è la colpa?
Delle abitudini di vita che son cambiate? Dell’istinto materno che ormai, con i valori della famiglia, è rimasto tra i campi di grano dei nostri nonni?
Nulla di tutto ciò, ma è solo colpa dei libri.
Lo sostiene, il già citato, Camillo Langone, giornalista italiano che ieri ha pubblicato su Libero un articolo dal titolo “Togliete i libri alle donne e torneranno a far figli”, sostenendo il nesso tra la “scolarizzazione femminile e declino demografico”. Come fulmen in clausula dice: “Il vero fattore fertilizzante è, quindi, la bassa scolarizzazione e se vogliamo riaprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà”.

La teoria

La sua teoria è retta “saldamente” da una ricerca della Harvard Kennedy School of Governament che sostiene “le donne con più educazione e più competenze sono più facilmente nubili rispetto a donne che non dispongono di quella educazione e di quelle competenze”.

La polemica

Pur avendo chiuso il suo articolo con “Così dicono i numeri. Non prendetevela con me”, Camillo Langone ha alzato un polverone di polemiche che si sono allargate da twitter a facebook e in tutto il web.
In questi commenti tanta ironia - Carpediem79“Buonanotte. Vado a leggermi erica jong... Come contraccettivo vale doppio!” - ma anche molta rabbia - Donatella citron- “forse non facciamo figli perchè DOBBIAMO lavorare per mangiare e non ci sono politiche adeguate per la famiglia, forse però solo forse!”.

Ci sono voluti anni di fatica, anni di studi, analisi, anni di leggi sull’istruzione per arrivare, poi, a spazzare tutto via con un’aleatoria ricerca - che solo perché ha il nome americano stampato dovrebbe essere attendibile e marchio di garanzia - che ci ha rimandato indietro ai tempi della preistoria.
Qualcuno ha dimenticato le battaglie per il lavoro, quelle per combattere il precariato e l’assenza di una condizione economica stabile che, con l’aggravarsi della crisi finanziaria italiana, impedisce alle famiglie di concepire un bambino e offrirgli una vita decente.
La gente parla e pensa. L’intento del giornalista, forse non ha prodotto alcun buon frutto.

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