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Metodo Stamina, cura Vannoni sotto accusa: "Nessun miglioramento nei pazienti, trattamenti pagati 50mila euro"

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di Claudia Gagliardi

E' alle battute finali l'inchiesta sul Metodo Stamina: potrebbe essere chiuso già dopo le feste natalizie il fascicolo sulla cura del professor Davide Vannoni coordinato dal pm Raffaele Guariniello, che negli ultimi giorni ha ordinato l'acquisizione di ulteriori documenti e testimonianze da parte dei carabinieri del Nas. Ebbene, secondo quanto rivelato dal quotidiano La Stampa, le risultanze delle indagini rivelano indizi sconcertanti: di cellule staminali nelle infusioni praticate dagli Spedali Civili di Brescia, struttura pubblica in cui il metodo è applicato dal 2011, non ci sarebbe traccia, così come non è chiaro il modo in cui le cellule mesenchimali del midollo sarebbero in grado di trasformarsi in cellule cerebrali e dei tessuti nervosi per guarire i danni all’origine di patologie neurodegenerative come la Sla o la Sma1. Ma c'è di più.

Secondo una relazione riservata degli Spedali Civili di cui è venuto in possesso il quotidiano torinese, i pazienti sottoposti al trattamento non avrebbero riscontrato alcun miglioramento, anzi le cartelle esaminate dagli esperti all’ospedale di Brescia rivelerebbero anche un decesso sospetto. Nessun significativo risultato nei malati sottoposti alla cura, "salvo quanto riferito dai genitori nel caso di due bambini e direttamente nel caso di un adulto". Secondo l'esame delle cartelle dei pazienti, "i tre miglioramenti su 36 casi sarebbero frutto solo di impressioni soggettive, non di riscontri clinici - recita la relazione della struttura ospedaliera - E il paziente 'numero uno' che dichiara di stare meglio sarebbe, secondo quanto riportato, Luca Merlino, della direzione sanitaria in Regione Lombardia, dal quale ha origine la vicenda, perché sarebbe stato lui a promuovere l’adozione del metodo Vannoni a Brescia".

Secondo il quotidiano La Stampa gli stessi ricercatori della Stamina Foundation avrebbero espresso dubbi sulla natura delle cellule utilizzate per le procedure di infusione. A gettare ombra sulla vicenda sono anche gli straci di una conversazione pubblicati dal quotidiano, estratti dalle mail intercorse tra la dottoressa Erica Molino, biologa del team di Vannoni, e il professor italo-americano Camillo Ricordi riguardo la sicurezza delle staminali infuse ai pazienti. "Non abbiamo mai valutato l'espressione genica delle nostre cellule e non sappiamo se esprimano quei fattori che sono essenziali per mantenere il loro stato di cellule staminali" avrebbe scritto la biologa. In sostanza le sue parole rivelerebbero che la stessa Stamina non sarebbe certa della natura staminale delle cellule infuse nei malati sottoposti a trattamento, a conferma del rapporto shock dei Nas. Dai verbali, in relazione al mancato controllo sulla sicurezza delle cellule, emergerebbe anche il rischio di trasmissione di malattie infettive come l'Hiv, per assenza di controlli sul donatore, o la Bse, meglio nota come sindrome da mucca pazza.

Il discusso metodo Vannoni uscirebbe in sostanza distrutto dei verbali dei Nas e degli organismi scientifici istituzionali, oltre che dal parere del Comitato di esperti che ha bloccato la sperimentazione, poi bocciato dal Tar del Lazio. Sono 13 le persone indagate dalla Procura di Torino, tra cui il presidente della Stamina Foundation Davide Vannoni, con accuse che vanno dall'associazione a delinquere finalizzata alla truffa alla somministrazione di farmaci imperfetti e somministrazione di farmaci pericolosi per la salute. L'ipotesi degli inquirenti è che la Fondazione fosse intenzionata a trarre un guadagno da pazienti con malattie neurodegenerative e senza alcuna speranza di sopravvivere, sottoponendo i malati a trattamenti per cui le famiglie arrivavano a pagare dai 25 ai 50mila euro. Cifre versate attraverso un bonifico a titolo di donazione, in quanto non essendo riconosciuti dall'Istituto superiore di sanità e dall'Agenzia italiana del farmaco i trattamenti non sarebbero stati consentiti. Le vittime ipotizzate sono una settantina.

"E' una vicenda giudiziaria estremamente inquietante. Io sono molto preoccupata - ha commentato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin - Sono preoccupata per la salute dei cittadini italiani e per queste famiglie che sono in condizioni di grandissima sofferenza (...) Come ministro devo vigilare che le cose vengano fatte nel rispetto delle regole e nel rispetto prima di tutto della salute dei cittadini". Davide Vannoni, presidente di Stamina Foundation e padre del metodo a base di staminali, si è detto sconcertato alla "macchina del fango" e dalle "falsità" diffuse in questi giorni, parlando di "un vero e proprio attacco indiscriminato senza mai sentire la controparte". Su Facebook ha replicato nel merito del presunto decesso sospetto tra i malati in cura agli Spedali Civili di Brescia: lo scienziato spiega che il signor Umberto Mattavelli, entrato in cura quando era già in condizioni terminali nei primi mesi del 2012, è morto 15 giorni dopo la prima infusione a causa di una polmonite. "Nulla a che fare con le cellule staminali, che iniziano a dare risultati circa un mese dopo l’infusione - scrive Vannoni - Umberto era già stato in cura nel 2008 per una grave forma di atrofia multisistemica purtroppo la terapia fu interrotta dal blocco fatto a Trieste dai Nas di Torino inviati dal dottor Guariniello e la malattia dopo un po’ di mesi ha ripreso a progredire (...) Quell’unica iniezione che ha potuto fare a Brescia (...) è arrivata troppo tardi", conclude il presidente di Stamina Foundation.

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