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Michelle Hunziker torna a Striscia la Notizia subito dopo il parto: "La maternità non è una malattia". Ed è polemica

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Silvia Artana

Michelle Hunziker è diventata mamma. E fin qui nulla di che, se non per il nome scelto dalla showgirl per la secondogenita avuta con Tomaso Trussardi, Sole: dopo Aurora - nata dalla relazione con Eros Ramazzotti - le battute infatti si sono sprecate. A tenere banco, invece, è la richiesta fatta dalla diretta interessata ad Antonio Ricci di tornare subito al lavoro a Striscia la Notizia: la conduttrice avrebbe voluto essere della partita già stasera - stabilendo un vero e proprio record, visto che la piccola è nata ieri mattina alle 11 - ma alla fine ha 'accettato' di rientrare lunedì. "Vuole dimostrare che la maternità non è una malattia", ha detto il papà del tg satirico di Canale 5, secondo quanto riporta La Stampa, aggiungendo che in fondo "è come lavorare in famiglia ed è un impegno di un'oretta".

Striscia la Notizia, da stasera Gerry Scotti al posto di Michelle. La Hunziker è diventata mamma di Sole

E forse proprio quest'ultima affermazione ha evitato a Michelle e a Ricci di finire nell'occhio del ciclone, anche se la decisione della neomamma ha comunque scatenato la polemica. La showgirl infatti può tornare al lavoro a tre giorni dal parto perché condurre Striscia non è come fare un turno di 8 ore in fabbrica, perché probabilmente (sicuramente) ha qualcuno che le guarda la bambina e soprattutto perché ha un lavoro e non l'ha perso o rischia di perderlo proprio per aver scelto di diventare mamma, tra l'altro bis. Insomma, alla faccia che "la maternità non è una malattia". Non lo è fisica sicuramente, ma sociale è tutto da vedersi.

Secondo i dati dell'indagine Istat Essere madri in Italia del 2007 e riferita al 2005, infatti, il 18,4% delle donne che aveva un lavoro a inizio gravidanza non ce l'ha più dopo la nascita del figlio e di queste il 5,6% per ragioni indipendenti dalla propria volontà, ovvero licenziamento, scadenza del contratto o chiusura dell'azienda. Un dato molto più marcato al Sud (25%) che al Nord (15%), anche se in Lombardia, per esempio, il trend delle madri che rinunciano a rientrare dopo la gravidanza è in crescita costante, in base ai dati della Direzione Regionale del Lavoro del 2009: nel 2006 si sono registrate infatti 4.608 "dimissioni causa maternità", salite a 5.581 nel 2007 e a 5.819 nel 2008. Nel 70% dei casi si tratta di una "scelta obbligata" per l'impossibilità di gestire figli, famiglia e lavoro, soprattutto per una questione di costi: "Rinunciare alla busta paga costa meno che garantirsi nido e baby sitter" per le dipendenti "ad alto tasso di flessibilità e con stipendi bassi", è la spiegazione della presidente dell'Associazione per la Famiglia vicina alla Cisl, Sabina Guancia.

Altro ostacolo pressoché insormontabile per molte mamme, infatti, è il non sapere a chi affidare il bambino quando non sono a casa. Nel 2009 l'allora assessore al Lavoro del Comune di Milano, Andrea Mascaretti, osservava che l'offerta dei nidi aziendali non era ancora "sviluppata in modo coerente con le sue potenzialità", confermando indirettamente i dati Istat del 2007 secondo i quali a occuparsi dei piccoli in assenza della mamma sono i nonni per il 52,3%, la baby sitter per il 9,2%, gli asili nido pubblici per il 13,5% e i nidi privati per il 14,3%. Ma se non si può fare affidamento sui nonni, risorsa prioritaria, e non si hanno i soldi per pagare un servizio terzo? Bisogna sperare di avere abbastanza requisiti per entrare nelle graduatorie che consentono l'accesso alle strutture pubbliche: una lotteria con probabilità di vittoria forse ancora più basse di quelle di fare sei al Superenalotto.

Ecco perché dunque l'affermazione di Michelle Hunziker e di Antonio Ricci sul dimostrare che "la maternità non è una malattia" è un vero e proprio schiaffo per tutte quelle donne che pagano ogni giorno la scelta - sacrosanta - di diventare mamme. Proprio come l'infelice dichiarazione fatta nel 2009 dall'allora ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, che definì "un privilegio" quello delle "donne normali" costrette a stare a casa dopo il parto. "Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so. So che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici".

Parole a vanvera: mai come oggi - bisogna infatti tenere conto di com'è peggiorata la situazione economica e lavorativa dall'epoca delle indagini Istat e dell'Osservatorio del Lavoro - una donna che desidera diventare mamma sa esattamente che dovrà fare molti più sacrifici di quanti la gravidanza e la maternità richiedono naturalmente e vedere la showgirl o il ministro del caso salire in cattedra a pontificare su come tutte le madri non dovrebbero stare sugli allori ma essere smart e tornare subito in pista non è solo una beffa. E' un insulto.

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