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Milano, strangola fidanzata con laccio e racconta tutto all'amico. I testimoni: "Coprivano le urla con Baglioni"

di Simone Rausi

Chiamatelo delitto passionale, chiamatelo femminicidio. Di certo c’è che una donna – per l’ennesima volta – è stata uccisa dalla persona che più dovrebbe amarla: il partner. Questa volta l’omicidio si è consumato a Milano, nella centralissima zona di Porta Romana e in particolare in via della Commenda. Qui, un 42enne, tale Gianluca Gerardo Maggioncalda, ha ucciso la fidanzata Sonia Triboli strangolandola con un laccio portapacchi. L’omicidio è avvenuto ieri pomeriggio (domenica) intorno alle 16.30 ma le autorità sono venute a saperlo dopo le 22.

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L’uomo infatti, che abita in una mansarda sopra l’appartamento dei genitori, dopo l’omicidio si è recato in Piazza Sant’Ambrogio. Da qui ha telefonato ad un amico che vive a Garlasco e gli ha raccontato tutto. Prima della telefonata, Maggioncalda, ha incrociato il padre e a lui ha chiesto di controllare lo stato di salute della fidanzata. A dare l’allerta per primo pare sia stato l’amico che ha raccolto la confessione. Maggioncalda e la fidanzata – secondo alcune testimonianze – avevano delle frequentissimi liti, anche violente, tanto da richiedere più di una volta l’intervento delle forze dell’ordine.

A quanto pare i due coprivano le urla e le grida con la musica a tutto volume di Claudio Baglioni ma testimoni parlano di bottiglie infrante e oggetti tirati di continuo. Alcuni dipendenti di un bar sito nella stessa via raccontano di aver visto, solo un mese fa, la donna riversa per terra e sanguinante. Anche in quel caso era stato chiamato il padre per prestare soccorso ma la Triboli si era rifiutata di denunciare il fidanzato violento.

Maggioncalda, raggiunto dagli agenti dopo la segnalazione dell’amico, è stato portato in Questura dove ha confessato l’aggressione. L’uomo ha dichiarato di aver utilizzato il laccio portapacchi - usato solitamente per unire le reti dei due letti singoli e trasformare quindi il letto in un matrimoniale - per strangolare la fidanzata. Secondo l’assassino la donna però sarebbe stata ancora viva quando si è allontanato da casa (da qui la richiesta al padre di lei di accertarsi delle condizioni). Ora sul quarantaduenne impiegato nell’orologeria di famiglia – pende la pesante accusa di omicidio volontario aggravato.

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