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Moby Prince, 20 anni dopo un mistero irrisolto

Il 10 aprile del 1991 nelle acque del mar Tirreno si registrò la più grave tragedia che abbia colpito la Marina mercantile italiana dal secondo dopoguerra. Il traghetto Moby Prince, della compagnia Navarma, si scontrò con la petroliera Agip Abruzzo.

Un incidente che a vent'anni di distanza nasconde molti misteri, come la causa che scatenò l'incidente e l'incendio sull'imbarcazione dove morirono 140 persone compreso l'equipaggio. Unico superstite, il mozzo napoletano Alessio Bertrand. Sono tante le ipotesi intorno alla tragedia, dalla nebbia, all'attentato, passando per l'errore umano.

I familiari delle vittime non si arrendono e nell'anniversario del tragico evento continuano a chiedere che sia fatta giustizia, fanno appello a delle presunte immagini satellitari di proprietà della Nasa e ultimamente nuove tracce audio sono state rilevate, che potrebbero far pensare a un nuovo may day dal Moby Prince.

Il dolore è ancora vivo soprattutto nell'unico sopravvissuto di quella triste storia, un uomo distrutto, che da allora non vive più. Intervistato da Il Tirreno, Alessio Bertrand, spiega: 'Mi ricordo tutto, come fosse ieri. Eppure sono passati vent’anni. Quell’incubo non vuole abbandonarmi. Prendo psicofarmaci, altrimenti non dormo. La psicoterapia da sola non basta. Non ho più il coraggio di guardare il mare, quando sento il rumore delle onde mi sale lo sgomento. Di viaggiare, poi, non se ne parla. Non ho la patente e tocca a mia moglie scarrozzarmi avanti e indietro'.

La sua testimonianza è stata fondamentale per certi aspetti, ma Alessio è come se fosse morto in quello scontro. Non guida, vive alla giornata, non lavora e spiega: 'Non sono più quello di prima, quella tragedia mi ha fatto diventare un uomo diverso. Forse peggiore'.

Foto: Ansa.it

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