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Monsignor Giancarlo Bregantini lascia Locri

Monsignor Bregantini non sarà più Vescovo della diocesi di Locri - Gerace. La curia l'ha "promosso" Arcivescovo della più importante diocesi di Campobasso.


Quello che all'apparenza si mostra come un semplice trasferimento, un premio per l'attivissimo uomo di chiesa, è invece un colpo durissimo per la Calabria: il Vescovo trentino era infatti il baluardo della lotta alla 'ndrangheta. Famoso il suo ordine di diffondere in tutte le parrocchie i nomi di tutti i 263 morti di mafia degli ultimi dieci anni. Scomodo il suo "libro di preghiere di sfida alla mafia" e la sua lotta quotidiana fatta di presenza fisica e costante in tutti i paesi della locride ad alto asso mafioso.

Bregantini non si è mai nascosto: ha attaccato "il male" in cui viveva vietando, tra l'altro, ai parroci di accettare come padrini ai battesimi uomini vicini alla malavita e bacchettando i politici "incapaci di dare risposte adeguate ai problemi della gente".

La Calabria, non quella piccola della 'ndrangheta, lo saluta piangendo e gli intellettuali denunciano in coro un provvedimento irresponsabile. Domenico Cersosimo, il sociologo Piero Fantozzi e l'antropologo Vito Teti non hanno dubbi: il trasferimento di "un vescovo nella frontiera della Calabria più estrema, malata, degradata è una notizia agghiacciante. Un simbolo nobile della Calabria contemporanea civile, propositiva, fattiva, un emblema dei brandelli residui di fiducia collettiva. Un'icona dei calabresi che lavorano quotidianamente per il cambiamento, per la risalita, per una società più equa, umana, inclusiva". Le catture "celebri" dell'ultimo anno non devono fare abbassare la guardia; il recentissimo arresto di Salvatore Lo Piccolo ha svelato un'organizzazione ancora ben in piedi e radicata nel territorio.

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