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Mosca: Pussy Riot condannate per teppismo religioso

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Si è conclusa con una condanna la vicenda che da cinque mesi ha portato alla ribalta internazionale il caso delle Pussy Riot, tre cantanti di un gruppo punk che con la loro singolare protesta hanno animato il dibattito tra potere politico e Chiesa ortodossa in Russia. Lo scorso 21 febbraio la band femminile aveva fatto irruzione nella cattedrale di Cristo Redentore a Mosca, inscenando sull'altare maggiore una preghiera in stile punk, che sapeva più di protesta, rivolta alla Vergine Maria affinchè liberasse il Paese da Vladimir Putin, tornato alla presidenza a maggio.

Putin ancora presidente in Russia

Un'iniziativa durata lo spazio di qualche secondo, perchè subito interrotta dal sistema di sicurezza della cattedrale (la principale chiesa ortodossa di Mosca), che però ha colto nel segno. Infatti, pochi giorni dopo, il Patriarca moscovita se ne lamentò direttamente con il premier, fino ad ottenere l'arresto delle Pussy Riot. Così dai primi di marzo la band fino ad allora semisconosciuta è finita dietro le sbarre e il caso di questa protesta a suon di musica ha conquistato un'eco internazionale.

La sentenza, attesa per oggi, forse ha dato l'esito più scontato: Nadezhda Tolokonnikova, 22 anni, Maria Alyokhina, 24 anni, e Yekaterina Samutsevich, 30 anni, sono state considerate colpevoli del reato di teppismo basato su motivi di odio e ostilità religiosa. Le ragazze in realtà hannno sempre sostenuto che la loro protesta era rivolta agli stretti rapporti tra Putin e la Chiesa Ortodossa, senza alcun intento offensivo verso i credenti.

Già prigioniere in dure condizioni, private talvolta perfino del cibo e del sonno, due di loro sono state allontanate dai propri bambini, senza nemmeno la possibilità di incontrare in privato gli avvocati difensori fino allo scorso mese. In loro favore è sorto un moto di solidarietà a livello mondiale, tanto da far intervenire anche Amnesty International e personalità del calibro di Sting, Madonna e tante band musicali.

Madonna si schiera con le Pussy Riot: guarda il video

Al termine di una sentenza lunghissima, il giudice giudice Marina Syrova, che per motivi di sicurezza ha evitato di esporsi alle telecamere, mostrando solo le mani e il documento con la pronuncia, non ha decretato la pena per le Pussy Riot. Sulla base delle richieste delle Procura, le tre ragazze rischiano una condanna dai tre ai sette anni di carcere. La sentenza ha scatenato le contestazioni di centinaia di attivisti riuniti all'esterno del Tribunale, che al grido di "Libertà!" e "Russia senza Putin!", hanno sfidato i cordoni di sicurezza delle forze dell'ordine.

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