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Myanmar, Nargis mette in ginocchio il Paese

Una vera e propria catastrofe umanitaria quella provocata nell'ex Birmania dal passaggio del ciclone Nargis. Oltre 22mila i morti, più di 40mila i dispersi, centinaia di migliaia gli sfollati che, secondo fonti dei servizi di soccorso delle Nazioni Unite, potrebbero presto risultare milioni.

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La spaventosa situazione in cui versa il Paese ha spinto la giunta militare al potere ad accettare alcuni aiuti internazionali. La giunta, però, ha deciso di non rinviare il referendum sulla costituzione. Solo nelle zone più colpite dalla furia della tempesta tropicale la popolazione sarà chiamata a votare il 25 maggio. Nel resto del Paese, invece, i seggi verranno aperti sabato 10 maggio. Per Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace e leader dell'opposizione democratica, "è un fatto estremamente inaccettabile, poiché la giunta dà la priorità all'iter costituzionale senza il minimo rispetto per le difficoltà sociali cui, a causa di questo disastro, il popolo deve fare fronte".

Aspre critiche alla giunta arrivano anche dalle organizzazioni internazionali per non aver dato peso agli avvertimenti ricevuti sull'arrivo del ciclone. "L'India avvertì la Birmania con 48 ore di anticipo dell'arrivo di Nargis - ha affermato il portavoce del Dipartimento meteorologico indiano - indicammo il punto di impatto del ciclone precisandone la forza e tutte le questioni collegate".

Mentre il Paese tenta di risollevarsi, dall'estero arrivano i soccorsi anche se con qualche difficoltà. "Portare gli aiuti alle popolazioni sinistrate costituirà una grande sfida", ha detto Richard Horsey, portavoce delle Nazioni Unite a Bangkok, aggiungendo che le squadre dell'Onu hanno iniziato a compiere sopralluoghi. Secondo Horsey al momento l'emergenza sono i ripari e l'acqua, in quanto senza acqua potabile la preoccupazione principale è il rischio di propagazione di epidemie. "E' prioritario - ha affermato Kostas Moschochoritis, direttore generale di Medici Senza Frontiere Italia - garantire gli approvigionamenti e assicurare cure mediche ai feriti e a quanti necessitano di assistenza immediata, come le donne incinte e i malati cronici".

Sebbene lo stato di emergenza sia ai massimi livelli, il Paese non è disposto ad accettare aiuti da tutti. Gli Stati Uniti sono pronti ad inviare unità della Us Navy ma la giunta non vuole soccorso dagli americani. Il presidente Usa George W. Bush ha, tuttavia, annunciato lo stanziamento di tre milioni di dollari di aiuti precisando però che ha affidato il denaro all'Onu per farlo accettare dalla giunta militare. Bush ha inoltre lanciato un appello chiedendo alla giunta di consentire gli aiuti da parte degli Stati Uniti.

Anche l'Italia presterà soccorso alla popolazione del Myanmar. Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha stanziato un milione di euro in aiuti e un volo con 30 tonnellate di beni di prima necessità.

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