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Napolitano ai giornalisti: senso di responsabilità contro l'antipoltica

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - evidentemente preoccupato per il clima di violenza antipolitica che sta diffondendosi nel paese - coglie l'occasione del suo incontro con il mondo dell'informazione per richiamare i giornalisti al senso di responsabilità che deve caratterizzare ogni loro intervento. "La discussione è sempre aperta - dice - sul come coniugare principio di libertà e principio di responsabilità, anche e in particolare quando si informi, si indaghi, si denunci in materia di politica e di istituzioni. Il punto, forse, è che si tratta di esercitare la propria libertà di giornalisti, senza mai accettare censure o infliggersi autocensure, sentendosi nello stesso tempo responsabili delle possibili ricadute, dal punto di vista dell'interesse generale, di quel che si scrive e si comunica."

Napolitano è attento a non chiamarlo mai in causa direttamente, ma l'evidente richiamo è al fenomeno Grillo che - sostenuto e fomentato dai mass-media - sta incendiando gli animi in questi giorni. Mentre all'interno dei palazzi della politica molti fanno a gara (per usare le parole di Piero Fassino) ad "accarezzare la piazza nel verso del pelo" accentuando indirettamente il fenomeno, il Presidente della Repubblica assume una posizione distaccata, persino scomoda (non a caso accenna al fatto che sarebbe stato più comodo per lui tralasciare l'argomento), preoccupato che la cesura venutasi a creare fra politica e cittadini divenga presto insanabile.

A sostegno delle sue argomentazioni Napolitano cita l'interesse più alto del "rafforzamento della vita democratica e delle istituzioni repubblicane" a nome del quale sente di parlare: i giornalisti durante il loro lavoro dovrebbero sempre tenerlo presente, avendo la mente sempre ben ferma sulle conseguenze di quel che comunicano. In questo senso - continua - "è doveroso essere consapevoli del danno che possono procurare le rappresentazioni unilaterali della realtà del paese partendo dall'idea che le "buone notizie non sono notizie"; delle ricadute che può avere la denuncia indiscriminata e magari approssimativa, non puntuale, ma sensazionalistica dello stesso mondo della politica e delle istituzioni. Un mondo che merita e richiede ogni disvelamento e approfondimento critico, ma con la misura atta a suscitare partecipazione e volontà di riforma piuttosto che sterile negazione e, in definitiva, senso di impotenza."

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