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Natascha Kampusch parla della sua prigionia

Parla Natascha Kampusch la ragazza austriaca rapita il 2 marzo 1998, quando aveva solo 10 anni, e tenuta prigioniera da Wolfgang Priklopil per otto anni in uno scantinato di 5 metri quadrati, in una villetta di periferia. Lo scorso settembre la ragazza, che ora ha 22 anni, ha presentato a Vienna le sue memorie '3096 giorni' (le immagini), un libro nel quale ha raccontato le torture fisiche e psicologiche subite dal suo aguzzino. Ora a raccontare la sua terribile storia è lei stessa in quella che è la sua prima intervista italiana.

Alcune immagini di Natascha Kampusch

Come si legge sul quotidiano Il Corriere della Sera, la ragazza ha ripercorso i momenti precedenti il suo rapimento. Un'infanzia trascorsa con una madre molto forte, due sorellastre e un padre panettiere che trascorreva le notti a bere con gli amici. I continui litigi tra i genitori.

La sera prima di essere prelevata da Priklopil, Natascha aveva litigato con la madre e così la mattina seguente uscì di casa per andare a scuola senza neppure salutarla. Ma proprio quella mattina l'aguzzino della giovane piombò sulla sua strada e da lì ebbe inizio il suo calvario. Natascha ha raccontato di essersi chiesta più volte perché un triste destino fosse capitato proprio a lei. In un primo momento sperava di essere trovata, ma a mano a mano che il tempo passava il pensiero della morte si faceva sempre più consistente. 'E poi ho cominciato ad avere la certezza che avrei passato tutta la vita con lui nello scantinato'.

La ragazza ha raccontato: 'Lui stesso mi diceva che non mi avrebbe mai liberata. Ero diventata una sua creazione, mi sentivo condannata a questa pena e mi chiedevo spesso qual era la mia colpa'. Il rapitore controllava in tutto e per tutto Natascha. 'Lui regolava la mia veglia spegnendo o accendendo la luce - ha fatto sapere la ragazza - decideva se privarmi del cibo o farmi mangiare, mi imponeva periodi di digiuno forzato, decideva le razioni di cibo, fissava la temperatura nella stanza. Decideva lui se avevo caldo o freddo. Mi ha tolto ogni controllo sul mio corpo, mi picchiava in continuazione'.

Con il tempo Natascha ha perso completamente il controllo del suo fisico. 'Prima della prigionia, del mio corpo era responsabile mia mamma - ha raccontato la giovane - dopo se n'è occupato il mio rapitore. Adesso sono io che devo pensare a me stessa, e non mi è facile stabilire se e quanto devo mangiare o capire come vestirmi. All'epoca della prigionia ho acceso un mutuo che adesso sto progressivamente pagando. Oggi, se faccio una dieta, il mio corpo si ricorda del digiuno e sviene. Lei avrà notato che sono ingrassata parecchio dalle prime interviste, ma le diete non fanno per me'.

Un rapporto molto complicato quello tra Natascha e il suo aguzzino. 'Dovevo accettare, a volte apparire sottomessa per sopravvivere - ha spiegato la ragazza - altre volte dovevo impormi e sembrare più forte di lui: non ho mai obbedito quando mi chiedeva di chiamarlo 'padrone'. E' difficile da capire, se non sei coinvolto. Io a volte mi sentivo molto forte e cercavo di fargli riconoscere la sua debolezza. Sono cristiana e battezzata e credo nel bene racchiuso in ogni persona. Così, credo nel perdono. Io lo consolavo per il crimine che aveva commesso contro di me, dovevo riuscire a vivere con quella persona...'. E ancora: 'Dopo un paio di mesi passati in prigione, lo pregai per la prima volta di abbracciarmi. Avevo bisogno del conforto di un contatto, di sentire il calore umano... Mi sentivo infinitamente piccola e debole'.

Gli otto anni di prigionia di Natascha sono stati molto duri, difficile immaginare come la ragazza abbia potuto superarli. Più volte la giovane reclusa ha tentato il suicidio e poi è arrivata l'idea della fuga, che si è concretizzata la mattina del 23 agosto 2006. 'Lasciai cadere l'aspirapolvere e mi precipitai al cancello. Era aperto', ha raccontato la ragazza che poi ha aggiunto: 'Ho avuto un forte senso di colpa, quando sono fuggita. Nello stesso tempo c'era la coscienza che tutto era stato provocato da lui e che io avevo il diritto alla mia libertà'.

Natascha ha voluto raccontare la sua storia, ma non ha voluto parlare di quelli che sono stati i risvolti più intimi. A tal proposito la ragazza ha detto: 'Quelli che hanno fatto insinuazioni sugli aspetti sessuali della mia prigionia parlavano di se stessi, esprimevano le loro fantasie per indurmi a svelare la mia intimità. Certe cose però restano solo mie, sono l'ultimo residuo privato che voglio mantenere per me'. La giovane ha comunque affermato che tra le vessazioni quotidiane, fatte di calci, pugni in testa, morsi, prese alla gola, spintoni giù dalle scale, fame, ci sono stati anche piccoli abusi sessuali.

Ma adesso di cosa è fatta la quotidianità di Natascha? Per lei ora c'è un appartamento in periferia, una terapista, un corso di oreficeria, il desiderio di riprendere gli studi, la madre e le sorellastre. Per Natascha la normalità però è qualcosa di ancora indefinibile e lontano. 'Ci vorrà parecchio tempo prima che io possa definire cosa può essere la normalità per me e poi ci vorrà ancora molto tempo per raggiungerla - ha detto - Ma una volta raggiunta quella normalità, non so se mi piacerà'.

 (foto © LaPresse)

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