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Naufragio nel Canale di Sicilia, urto provocato da scafista ubriaco. I superstiti: "Nave affondata in 5 minuti"

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Dalle ricostruzioni emerse negli interrogatori dei superstiti, si aggravano le responsabilità degli scafisti individuati come responsabili del naufragio nel Canale di Sicilia, costato la vita a circa 850 migranti.

Strage di migranti a largo della Libia, riunione di emergenza dei ministri europei

Il peschereccio, secondo quanto riferito alle autorità da 16 passeggeri sopravvissuti alla più grande strage mai avvenuta nelle acque del Mediterraneo, era stato avvicinato da un mercantile portoghese pronto a prestare soccorso, ma la manovra azzardata del comandante avrebbe fatto affondare in poco tempo l’imbarcazione diretta verso le coste siciliane.

Un urto improvviso, raccontano i superstiti agli inquirenti, ha scosso la nave piena di migranti scatenando il caos a bordo, con conseguente sbilanciamento della prua dove si erano precipitate decine di persone in preda al panico, mentre tanti altri passeggeri rimanevano intrappolati dentro la stiva chiusa a chiave dagli scafisti.

Il boato, poi la fuga disperata e infine l’affondamento in meno di 5 minuti del barcone libico guidato da un comandante senza scrupoli, forse ubriaco o comunque sotto effetto di sostanze stupefacenti come dichiarato da alcuni migranti ieri di fronte alle autorità italiane.

(Una collisione come causa della tragedia nel Canale di Sicilia: il video dei soccorsi)

“Lo scafista beveva vino e fumava hashish, era completamente fatto” ha rivelato un ragazzo minorenne sopravvissuto alla carneficina del 18 aprile scorso, soffermandosi dettagliatamente su quanto accaduto nei minuti precedenti all’urto del peschereccio poi inabissatosi in mare.

I testimoni hanno anche indicato i presunti colpevoli della strage di sabato notte a 50 miglia dalla costa della Libia: si tratta di un cittadino tunisino e di un siriano, rispettivamente identificati col nome di Mohammed Alì Malek e Mahmud Bikhit, adesso formalmente sotto accusa in Italia per omicidio colposo plurimo, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e naufragio.

L’Unione Europea intanto, dal giorno seguente all’ennesimo bagno di sangue nel Canale di Sicilia, si interroga in ogni sede sulle risposte politiche o militari ad un’emergenza irrisolta che continua a seminare morte a pochi chilometri dal suolo continentale.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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