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Il necrologio di Liz? Lo scrive il morto

Scrivere il necrologio dei vip in anticipo è consuetudine per le redazioni dei giornali di tutto il mondo. Il "coccodrillo", questo il nome tecnico del pezzo, deve infatti essere pronto per mandare tempestivamente in stampa o pubblicare online la comunicazione della morte del tal personaggio, possibilmente con una bella annedotica a fare da cornice. Un'usanza che per alcune celebrities è addirittura scaramantica: sapere che il proprio necrologio è già pronto nel cassetto di qualche giornalista zelante è considerato viatico di lunga vita.

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Il video tributo

Nel caso di Liz Taylor, scomparsa in questi giorni, il coccodrillo è stato così benaugurante che l'attrice ha vissuto addirittura 6 anni più a lungo del redattore che annunciava la sua morte. La macabra gaffe non è di un giornale qualsiasi, ma dell'autorevole New York Times, che mercoledì ha porto il suo saluto all'ultima grande diva utilizzando il pezzo di un collaboratore, Mel Gussow, mancato già da diversi anni.

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L'articolo, come si conviene, è un lungo elogio della Taylor e sprizza partecipazione e commozione per ben quattro pagine, con tanto di chiusa brillante per lasciare un ricordo vivido e indelebile della personalità dell'attrice. Un coccodrillo così ben fatto da far supporre che la redazione del NY Times non se la sia sentita di cestinarlo nonostante la dipartita dell'autore, ma che almeno avrebbe dovuto essere aggiornato prima della pubblicazione. Rettifica che è arrivata puntuale dopo la valanga di sberleffi mediatici con la quale la rete ha sommerso il giornale: oggi infatti sul sito si legge che: "Mel Gussow è morto nel 2005. William McDonald, William Grimes e Daniel E. Slotnik hanno attualizzato il testo".

Una svista che il rivale Huffington Post commenta così: "è oramai una consuetudine che i media scrivano i necrologi delle celebrità prima della loro morte, tuttavia, è assai anomalo che chi scrive il necrologio muoia prima della pubblicazione dello stesso", fortunatamente senza ricordarsi che già una volta il NY Times era incappato nell'errore, pubblicando nel 2003 il coccodrillo di Bob Hope scritto dal grande critico cinematografico Vincent Canby, approdato a più lieti lidi nel 2000.

 (foto © LaPresse)

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