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Nucleare: che cosa succede in Giappone?

Le esplosioni verificatesi nella centrale di Fukushima, in Giappone, hanno rilanciato in modo pressante il dibattito sull'opportunità di utilizzare o meno l'energia nucleare e in questi giorni tutto il mondo si interroga sui rischi e sulle conseguenze che simili eventi possono comportare.

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Intanto la sicurezza degli impianti. Le centrali giapponesi sono state costruite per resistere a un sisma di 8.5 gradi della scala Richter. Un valore che non ammette margini di elasticità, come dimostrato dai gravi danni provocati dal terremoto di magnitudo 8.9 e dal successivo tsunami. L'onda d'urto ha compromesso gravemente le strutture, provocando incendi che hanno liberato nell'aria ingenti quantitativi di radioattività, stimati in 882 millisievert, ben oltre il limite stabilito (500 millisievert). Il vero problema, tuttavia, è se dovesse fondere il nocciolo.

Il nocciolo è il cuore della centrale nucleare. Costituito da barre di uranio schermate singolarmente e tra loro da scudi di materiali in grado di bloccare la radiazioni (zirconio e berillio, per esempio), il nocciolo genera energia sotto forma di calore. Un calore enorme, contenuto non solo dagli scudi, ma anche da complessi sistemi di raffreddamento a fluidi che evitano il surriscaldamento delle barre e il rischio di esplosione. Ma a Fukushima si è verificata una forte perdita di liquido refrigerante e se il pompaggio di acqua marina non fosse sufficiente a raffreddare il nocciolo, il reattore potrebbe esplodere. Con conseguenze catastrofiche. Andrè-Claude Lacoste, responsabile dell’Authority per la Sicurezza nucleare francese, ha stimato la gravità della situazione nei reattori nucleari di Fukushima tra 6 e 7 su una scala di 7. Tanto per intenderci: 7 è il livello con cui è stata classificata Chernobyl. Come spiega Mario Tozzi a Il Fatto: "Se a una centrale si rompe il sistema di raffreddamento diventa esattamente come un’enorme bomba atomica".

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Tozzi che poi ha affrontato anche il secondo punto cruciale relativo al nucleare, legato alla presunta economicità dell'energia atomica. Sempre a Il Fatto il divulgatore scientifico ha spiegato che: "noi sapremo quanto costa realmente solo quando avremo reso inattivo il primo chilogrammo di scorie radioattive prodotto dalle centrali. E cioè fra 30mila anni", smentendo tutti coloro che sostengono che il nucleare abbatterebbe fortemente i costi energetici a livello mondiale. Come chiarisce Tozzi, infatti, i governi non tengono conto delle risorse economiche necessarie a smaltire le scorie (problema che, tra l'altro, nessun paese è ancora riuscito a risolvere) e a fronteggiare le conseguenze di un eventuale incidente, proprio come in Giappone.

Argomenti che tuttavia non sembrano preoccupare Enel, il più grande fornitore di energia in Italia. Tramite il suo AD e Direttore Generale Fulvio Conti, il gruppo ha reso noto che non intende modificare la propria strategia di investimenti a seguito di quanto accaduto in Giappone: "non cambieremo strategia sugli investimenti. Riguardo alle nostre attività, da Est Europa fino all'America Latina, non vedo un impatto significativo sui nostri investimenti e sulle spese in conto capitale".

Foto: thetimes.co.uk

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