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Ocse boccia la scuola italiana

Il rapporto Ocse sull'istruzione è stato particolarmente inclemente con l'Italia, che risulta essere tra le ultime della classe. Diversi i fattori che hanno determinato questa bocciatura.

In primis la carenza di adeguati investimenti da parte dello stato. A tal riguardo l'Italia è penultima nella quota di Pil dedicata al settore, con il 4,5% di spesa contro il 6,2% della media Ocse. Perfino il Brasile (col 5,2 %) investe maggiormente sull'istruzione.

A risentire di queste mancanze sono soprattutto gli studenti. In Italia le ore di istruzione previste sono circa 8.200 tra i 7 e i 14 anni, contro le 6.777 dei restanti paesi afferenti all'Ocse . Le classi inoltre sono 'sovrappopolate' rispetto alla media Ocse, mentre deficitario è il rapporto studenti/insegnante (10,6 alla scuola primaria contro una media pari a 16,4).

Critica anche la condizione dei docenti. L'incremento salariale dall'inizio della carriera alla pensione è piuttosto basso. Un insegnate italiano percepisce ad inizio carriera circa 28mila euro, mentre nel prepensionamento (dopo 35 anni di lavoro) può arrivare fino a 44mila euro. Un range di crescita ridotto, se confrontato con la media Ocse, per cui il passaggio dai 35mila euro annui ai 54mila di fine carriera, si concretizza in soli 24 anni.

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