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Oliviero Beha rapinato a Casoria: il giornalista racconta l'episodio sul Fatto

  • olivierobeha.it

Brutta disavventura per Oliviero Beha, celebre giornalista e commentatore sportivo Rai, nonchè editorialista del Fatto Quotidiano. Proprio dalle pagine del giornale diretto da Padellaro e Travaglio, con cui Beha collabora sin dalla fondazione, il giornalista ha raccontato l'episodio di cui è stato protagonista lo scorso lunedì. Trattasi di un tentativo di rapina alle porte di Napoli, per fortuna senza conseguenze.

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Il conduttore di Brontolo, programma di approfondimento in onda ogni mattina su Rai3, si trovava in auto insieme ad un'altra persona quando è stato avvicinato da un malvivente intenzionato a rubargli l'orologio. Un bello spavento per Beha, visto che si è ritrovato una pistola puntata dritta in faccia. Ecco il racconto di quel momento: "Ero al volante, con un amico a bordo, all'uscita dell'autostrada Roma-Napoli. Nell'hinterland verso Casoria, fino a ieri a me nota solo per il compleanno di Noemi Letizia (la ragazza che frequentava Silvio Berlusconi, il quale si recò proprio a Casoria per la festa del suo diciottesimo compleanno, ndr), si crea un intricatissimo nodo di traffico alla confluenza di più strade. Siamo fermi. Il mio finestrino è aperto di due dita, ma ho il braccio sinistro appoggiato e visibile un orologio al polso".

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Ed ecco arrivare, come nel più classico tentativo di rapina, due uomini bordo di uno scooter col volto coperto dai caschi. Il motociclo avvicina l'auto di Beha intimandogli di consegnare l'orologio: "Uno di loro mi batte sul vetro con la rivoltella. Cerca di infilare la canna della pistola nello spazio sopra il vetro, urlando 'ti ammazzo'". E qui è scattata la reazione del giornalista, che si rifiuta di obbedire: "Apro lo sportello, non glielo do - racconta Beha - mi punta la rivoltella, mi tolgo l'orologio e lo butto a terra, nell'abitacolo".

Beha ha potuto contare sulla solidarietà degli altri automobilisti, che hanno fatto quadrato intorno a lui per aiutarlo "e non rimanere inerte nell’illegalità e nell’insicurezza". Qualcuno ha anche preso il numero di targa dello scooter per la denuncia ai carabinieri. Un episodio che si è concluso nel migliore dei modi per il giornalista, che comunque ci tiene a sottolineare che il rispetto della legge passa soprattutto dal cambiamento di una certa mentalità.

A questo proposito, dalle pagine del Fatto, Beha ha tirato in ballo il presidente del Napoli Calcio, il produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis, che proprio un anno fa aveva lanciato un messaggio parecchio discutibile. Nel periodo in cui a Napoli diverse compagne dei calciatori della squadra partenopea vennero prese di mira, De Laurentiis commentò la rapina alla fidanzata dell'attaccante Ezequiel Lavezzi: la modella Yanina Screpante venne aggredita con una pistola nella zona di Posillipo e si sfogò su Twitter imprecando contro la città (salvo poi scusarsi). Ospite ai microfoni di Stadio Sprint, il Presidente dichiarò: "Napoli non è meno violenta di Milano o Roma (...) A Yanina vorrei dire che, in tempi di recessione, non si va in giro con i Rolex al braccio. Il suo spavento è giustificato, forse non è ancora abbastanza 'napoletana'...". Concetto ripetuto nel marzo scorso durante una puntata del programma radiofonico La Zanzara: "I calciatori sono come dei bambini, arrivano a Napoli magari da posti malfamati del Sudamerica e impazziscono. Vanno in giro a fare gli smargiassi con Rolex, macchinoni e belle gnocche, e poi vuoi pure non essere rapinato?". Parole che fecero discutere e che secondo Beha sono sinonimo di un atteggiamento profondamento sbagliato, che rischia di giustificare l'illegalità diffusa.

"Voglio dire a uno come De Laurentiis - ha chiuso Beha nel suo articolo - che quando rapinarono la moglie di Cavani (in realtà era Lavezzi, ndr), disse 'se uno va per una città come questa con orologi di valore... se la va a cercare', che è esattamente il contrario. La rapina non sostituisce il lavoro che non c'è, la cinica razionalizzazione dei De Laurentiis completa invece colpevolmente un disfacimento mentale cui in tanti, per fortuna, oppongono resistenza".

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