Excite

Omicidio Loris, intercettazione telefonica: Veronica Panarello "madre alienata" per la sorella

  • Twitter @quotidianodirg

Gli insulti dei concittadini e le minacce dei detenuti hanno “salutato” in diversi momenti l’ingresso in carcere di Veronica Panarello, madre di Loris e unica indiziata con rilevanti elementi di prova dell’atroce delitto compiuto il 29 novembre ai danni del bambino di Santa Croce Camerina.

Giovanni Stival, il padre di Loris si scaglia contro Veronica Panarello dopo l’arresto

Sono tanti i tasselli sui quali si fonda l’accusa nei confronti della 26enne ragusana, più volte interrogata dagli inquirenti e ripetutamente caduta in contraddizione sugli spostamenti effettuati nella mattina della scomparsa del figlio.

Nessuno dei filmati acquisiti dalla Procura grazie alle numerose videocamere di sorveglianza presenti sul territorio ha confermato gli alibi della signora Stival, a partire dal presunto accompagnamento a scuola del ragazzino.

Dalle riprese, infatti, sembra che il tragitto percorso dalla macchina di Veronica Panarello fosse ben diverso da quello raccontato dalla stessa agli investigatori.

(Un video smentisce le tesi della madre di Loris: la Procura inchioda Veronica)

Ma non sono soltanto le incongruenze rilevate in sede di ricostruzione dei fatti ad inchiodare la donna, lasciata in stato di libertà per una settimana dai responsabili delle indagini e fermata lunedì sera dopo gli ultimi riscontri sul materiale investigativo accumulato dopo un tour de force delle autorità locali.

A fornire ulteriori certezze agli inquirenti di Ragusa sono state alcune intercettazioni telefoniche effettuate lo stesso giorno in cui Veronica Panarello aveva fatto su richiesta della Procura un sopralluogo nei pressi del Mulino Vecchio, sulla strada dove il bimbo probabilmente ha trovato la morte.

“Ci andavamo sempre a prendere l’acqua alla fontana” ha confessato la sorella dell’accusata (definita "alienata" e criticata per le contraddittorie tesi esposte negli interrogatori) in una conversazione privata con sua madre, rivelando che da piccole vivevano a non più di due chilometri da quel luogo scelto dal killer per nascondere il corpo privo di vita della giovane vittima.

Pochi dubbi sulla colpevolezza della moglie e tanta rabbia per la perdita del figlio nelle parole pronunciate ieri dal camionista di 29 anni Giovanni Stival: “Vorrei sapere solo perché l’ha fatto, poi può morire.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

magazine.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2017