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Omicidio Loris Stival, la madre nel mirino della Procura: giallo sulle fascette e sulle forbici sequestrate

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Sono diverse le contraddizioni annidate nella versione dei fatti che la madre del piccolo Andrea Loris Stival, dal giorno della tragica morte del figlio a Santa Croce Camerina, ha fornito agli inquirenti coordinati dal procuratore di Ragusa.

Un video mette in discussione il racconto della madre di Loris: indaga la Procura

Sia in merito al percorso fatto la mattina per accompagnare il bambino a scuola che su quanto accaduto dopo, Veronica Panarello sembra essersi contraddetta in maniera piuttosto evidente, soprattutto alla luce delle testimonianze raccolte nelle ultime ore dagli investigatori.

Alle non poche zone d'ombra nascoste nel racconto della donna si è aggiunto un elemento concreto, quello dell’oggetto usato dal killer per uccidere la vittima, destinato a cambiare forse il corso delle indagini favorendo la scoperta del colpevole entro tempi ragionevoli.

Loris è stato strangolato con una fascetta da lavoro in plastica rigida e probabilmente nel disperato tentativo di difendersi dall’aggressione ha graffiato l’assassino, come si intuisce dalle prime analisi sul Dna rinvenuto sotto le unghie del bimbo.

(Una fascetta lunga e larga per strangolare la vittima: sospetti sulla madre di Loris)

Proprio un mazzo di fascette da elettricista era stato consegnato dalla signora Stival alla maestra dell’istituto frequentato da Loris, con la motivazione che tali lacci plastificati fossero stati utilizzati dal personale scolastico per un compito in classe di scienze.

Immediata da parte dell’insegnante, a sua volta insospettita del frettoloso gesto della madre del bambino, la consegna agli agenti della polizia di Ragusa degli oggetti ricevuti in occasione della visita di condoglianze a casa Stival.

Altro particolare di un certo peso al vaglio degli inquirenti, le forbici sequestrate nell’abitazione della famiglia della vittima, in qualche modo compatibili con alcuni dettagli rilevati sul corpo senza vita abbandonato in un canalone di scolo il 29 novembre scorso e ritrovato dal cacciatore Fidone, quest’ultimo finito sul registro degli indagati della Procura.

Di fondamentale importanza, ai fini della valutazione della (sempre più delicata) posizione di Veronica Panarello, la ricostruzione dell’esatto tragitto percorso dalla donna nelle ore della scomparsa del figlio, effettuata ieri con un incidente probatorio disposto dall’autorità giudiziaria di Ragusa.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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