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Oprah Winfrey e la borsa negata a Zurigo. La commessa italiana: "Nessun razzismo"

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Continua a tenere banco sulle pagine dei giornali e nelle tv di tutto il mondo il caso di presunta discriminazione subìto da Oprah Winfrey, quello che è stato denunciato come uno sgarbo a sfondo razzista per una delle donne più ricche e influenti di America, icona della televisione statunitense, nonchè una delle donne più potenti al mondo secondo la nota classifica della rivista Forbes. Ospite del programma di Larry King sulla rete americana Cbs, la conduttrice ha raccontato che in una boutique di Zurigo una commessa ha rifiutato di mostrarle una borsa dal valore di 38mila dollari perchè "troppo costosa, non se la può permettere".

Oprah Winfrey vestita da Chiara Boni in taglia 56 posa sulla cover della sua rivista

E' evidente che la commessa della boutique di lusso svizzera non avesse idea di chi fosse la sua cliente e di quanta fortuna disponga (360 milioni di dollari di reddito annuo e 2,7 miliardi di patrimonio): un episodio di razzismo o un semlice malinteso, come si è affrettata a precisare la proprietara del negozio? Il fatto si è verificato lo scorso 20 luglio, il giorno prima del matrimonio della cantante Tina Turner, nozze cui era invitata la stessa Winfrey: "Vado in un negozio, che resti senza nome, e dico alla commessa: scusi, posso avere quella borsa sopra la sua testa? - ha raccontato la Winfrey - Lei mi risponde: no, è troppo costosa. Insisto: voglio quella nera sullo scaffale. Lei ne prende un'altra, e comincia a mostrarmela. Io insisto ancora. E lei gelida: oh, non voglio ferire i suoi sentimenti... A quel punto dico: grazie, probabilmente ha ragione, non me la posso permettere. Ed esco dal negozio".

Solo dopo che la conduttrice ha raccontato l'episodio in tv ne è nato quasi un caso internazionale: con la winfrey, infatti, si sono scusati sia il capo dell'Ufficio del turismo svizzero che la proprietaria del negozio di Zurigo, Trudie Götz, che ha telefonato alla Bbc parlando di fraintendimento a causa delle origini italiane della commessa: non parla bene l'inglese, ha spiegato la proprietaria, anzi di solito non sta neppure a Zurigo ma a Saint-Moritz, meta vacanziera per molti italiani.

E a mezzo stampa è arrivata anche la versione dei fatti della commessa che avrebbe rifiutato di mostrare la costosa borsa alla Winfrey. In un'intervista pubblicata domenica dal SonntagsBlick, Adriana N. si smarca dalle accuse di razzismo. Racconta che la cliente era entrata nel negozio insieme ad un uomo, un amico o una guardia del corpo, aveva detto di volersi guardare intorno e così la commessa le avrebbe proposto delle borse: "Ero insicura su cosa dovessi presentarle. Sono andata verso una vetrina e le ho mostrato le borse alla Jennifer Aniston, che sono molto in voga. Le ho spiegato che sono disponibili in varie grandezze e materiale, come faccio sempre. Lei ha guardato su uno scaffale più in alto. Lì era in mostra la borsa di coccodrillo da 35 mila franchi. Le ho detto che era la stessa borsa di quella che avevo in mano, solo molto più cara e che potevo mostrarle anche altre borse". Questi i fatti secondo la commessa, che ha aggiunto: "Le ho anche chiesto se voleva vederla più in dettaglio. La signora Winfrey si è guardata ancora in giro ma non ha più detto nulla" per poi lasciare il negozio qualche minuto dopo.<7p>

La commessa italiana, che lavora per Götz da cinque anni, sostiene di parlare inglese ma non in maniera "eccellente", come fatto notare dalla proprietaria del negozio. Ma non accetta le accuse di razzismo e difende la propria professionalità: "È assurdo. Non direi mai una cosa del genere a un cliente. Veramente mai! La buona educazione e la gentilezza sono la base di questa attività". E ricordando di essere italiana, aggiunge: "Perchè dovrei discriminare qualcuno per la sua origine? Non ha senso!". Adriana N. sottolinea anche di essere rimasta colpita dal racconto della Winfrey e dalla connotazione discriminatoria che emerge dalle sue parole: "Non dormo da giorni, mi sento al centro di un ciclone (...) Quanto successo è orribile". Ma almeno il posto di lavoro, quello alla boutique, non è in pericolo: la titolare le ha già fatto sapere che può tranquillamente restare a svolgere la sua mansione.

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