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Palermo, ragazzo gay accoltellato: "Sono il disonore della famiglia"

"Glielo dicevo che non mi drogavano, che non mi davano pastiglie, che se sono gay è per mia natura, non per colpa delle cattive compagnie. E lui a gridare che nella sua famiglia non poteva esserci spazio per i froci... ". Questo il racconto di Paolo Brunetto, 18 anni, fuori dall'ospedale Civico di Palermo, dopo essere stato accoltellato dal padre che non poteva accettare il suo orientamento sessuale, vissuto come una vergogna e un disonore.

"L sera prima dell'aggressione mi aveva seguito, diceva. E gridava che io non dovevo tornare - ha raccontato il giovane ad un cronista - in quel covo dove mi facevano prostituire. Ma che dici? Inutile spiegargli che le barriere sono cadute, che nei pub omosex vengono tutti, che noi frequentiamo anche gli altri locali dove vanno maschi e femmine... Niente. Chiusura totale. E allora gli ho rovesciato addosso quello che avrei voluto non dirgli. E cioè che un mio amico gay mi ha presentato il suo fidanzato, rimasto di sasso quando ha scoperto chi ero. Perché si trattava di nostro parente stretto. E quando le minacce in quel box doccia trasformato nella mia gabbia sono diventate pesanti, quando partivano i primi calci, non ce l’ho fatta a tenermi dentro quel segreto: "Ecco la tua famiglia dove non c’è spazio per i froci"....

Questo anno, il ragazzo che ha riportato ferite alle braccia, sulla mano destra e un trauma facciale, ha lasciato la scuola e non ha trovato lavoro, la sua aspirazione sarebbe diventare modello, ma i suoi tentativi, finora, sono stati vani. E anche questo è stato motivo di rabbia per il padre violento, tanto da portarlo all'aggressione che adesso gli costerà una denuncia per maltrattamenti in famiglia e lesioni.

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