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Papa Francesco apre a gay, divorziati e donne che hanno abortito: "Chiesa casa di tutti, non gruppo selezionato"

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"Questa Chiesa con la quale dobbiamo 'sentire' è la casa di tutti, non una piccola cappella che può contenere solo un gruppetto di persone selezionate": è un concetto semplice e allo stesso tempo rivoluzionario e potente, che descrive il pensiero di Papa Francesco e il suo Pontificato, il cuore dell'intervista concessa dal Santo Padre a La Civiltà Cattolica, storico quindicinale dei gesuiti. A raccogliere le riflessioni di Francesco - nel corso di tre incontri il 19, il 23 e il 29 agosto - è stato padre Antonio Spadaro, direttore della rivista che per la prima volta in 183 anni di storia pubblica un colloquio con un Pontefice.

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Tradotta in 16 lingue per altrettante edizioni locali del quindicinale della Compagnia di Gesù, l'intervista a La Civiltà Cattolica è la prima rilasciata da Francesco alla stampa ed è un lungo excursus (29 pagine) sulla Chiesa e sul suo ruolo e pure un inedito (auto)ritratto del Papa argentino, ma soprattutto - per alcuni passaggi - un grande piccolo terremoto nel mondo cattolico.

Amato per la sua semplicità, la sua schiettezza e quel suo modo unico di essere vicino alla gente, Francesco conferma una volta di più la sua vocazione di Papa umile, "figlio della Chiesa" e dunque con posizioni condivise su temi quali "aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi", ma non per questo insensbile alla realtà, ai cambiamenti e soprattutto ai singoli, agli uomini e alle donne.

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"Durante il volo di ritorno da Rio de Janeiro ho detto che, se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla", ripete il Pontefice, spiegando così di avere semplicemente "detto quel che dice il Catechismo". "La religione ha il diritto di esprimere la propria opinione a servizio della gente", continua Francesco, ricordando però che "Dio nella creazione ci ha resi liberi: l'ingerenza spirituale nella vita personale non è possibile". Il Papa ricorda quindi di quando una volta gli è stato chiesto provocatoriamente se approvava l'omosessualità e lui ha risposto con un'altra domanda: "Dimmi: Dio, quando guarda a una persona omosessuale, ne approva l’esistenza con affetto o la respinge condannandola?". "Bisogna sempre considerare la persona", conclude Francesco.

E allo stesso modo, il Pontefice riflette sulla "situazione di una donna che ha avuto alle spalle un matrimonio fallito nel quale ha pure abortito. Poi questa donna si è risposata e adesso è serena con cinque figli. L’aborto le pesa enormemente ed è sinceramente pentita" per parlare della confessione, che "non è una sala di tortura, ma il luogo della misericordia nel quale il Signore ci stimola a fare meglio che possiamo". "La grandezza della confessione", spiega Francesco, è "il fatto di valutare caso per caso e di poter discernere qual è la cosa migliore da fare per una persona che cerca Dio e la sua grazia".

Pur ribadendo la sua unità con la dottrina della Chiesa in tema di sessualità, il Papa afferma che "gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza" e si dice convinto della necessità per i cattolici non solo di trovare "un nuovo equilibrio", ma anche di offrire una proposta evangelica "piu` semplice, profonda, irradiante. È da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali".

La Chiesa, insomma, per Francesco non deve limitarsi ad accogliere e ricevere "tenendo le porte aperte", ma ha l'obbligo di trovare "nuove strade", "di uscire da se stessa e andare verso chi non la frequenta, chi se n'è andato o è indifferente", perché "chi se n'è andato, a volte lo ha fatto per ragioni che, se ben comprese e valutate, possono portare a un ritorno. Ma ci vuole audacia, coraggio", dice il Pontefice, affermando: "Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia".

Una serie di riflessioni che Francesco conclude anticipando eventuali obiezioni di "relativismo", spiegando che se "è inteso in senso biblico, per cui Dio è sempre una sorpresa, e dunque non sai mai dove e come lo trovi, non sei tu a fissare i tempi e i luoghi dell'incontro con Lui", allora ha un valore positivo e non è un male. "Io ho una certezza dogmatica: Dio è nella vita di ogni persona, Dio è nella vita di ciascuno. Anche se la vita di una persona è stata un disastro, se è distrutta dai vizi, dalla droga o da qualunque altra cosa, Dio è nella sua vita. Lo si può e lo si deve cercare in ogni vita umana", conclude il Papa argentino, dicendo: "Bisogna fidarsi di Dio".

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