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Papa Francesco in Terra Santa: Shimon Peres e Abu Mazen accettano invito, incontro per la pace a Roma

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Sono parole significative, quelle pronunciate da Papa Francesco durante la visita in Terra Santa, angolo del mondo flagellato dai conflitti ma culla delle tre religioni monoteiste che ancora faticano a trovare un punto d’incontro per una convivenza pacifica duratura.

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“Offro la mia casa per il dialogo ha detto il Pontefice nel suo intervento a Betlemme col presidente Abu Mazen, lanciando un sassolino destinato a non cadere nel vuoto e infatti prontamente raccolto dal legittimo rappresentante del popolo palestinese, non prima di aver chiarito che Gerusalemme deve rimanere terra dove convivono cristiani, ebrei e musulmani”. Roma, come confermato proprio in queste ore dalle rispettive delegazioni ufficiali, dovrebbe essere la sede dell'auspicato incontro, da celebrare il pese prossimo.

L’appello di Bergoglio mira a spingere le autorità israeliane e della Palestina ad una ripresa immediata degli incontri diplomatici, magari con l’ausilio di forze esterne capaci di facilitare intese di pace altrimenti impossibili da ottenere in tempi brevi. Il muro che separa i due popoli è un simbolo, duro da scalfire, della profonda divisione a tutti i livelli di Israele dal costituendo Stato autonomo che per adesso trova espressione soltanto su un piano “parallelo” con l’Anp del successore di Yasser Arafat.

A conferma delle difficoltà persistenti per una pace in Terra Santa, non sono mancate manifestazioni di aperto dissenso contro il colloquio ravvicinato tra Papa Francesco e Abu Mazen, con arresti nelle fila degli oltranzisti della destra ebraica da parte della polizia israeliana intervenuta per riportare l’ordine nei pressi della Tomba di Davide.

“Bisogna lavorare per il riconoscimento dei diritti di tutti” ha aggiunto Jorge Bergoglio davanti agli interlocutori presenti al Palazzo presidenziale di Betlemme, al termine di un discorso incentrato sulla necessità di abbandonare le divisioni storiche per superare quella “incomprensione tra le parti che causa insicurezza, isolamento ed esodo di intere comunità.

Altro passaggio importante dell’intervento della massima autorità spirituale dei cristiani nel mondo, il riferimento al diritto di due Stati ad esistere e vivere entro confini internazionalmente riconosciuti”, obiettivo raggiungibile soltanto col “coraggio della generosità e della creatività” che andrebbero messe una volta per tutte “al servizio del bene.

Un ultimo pensiero, il Papa l’ha conservato per le vittime più indifese delle guerre, quei bambini che piangono invano per la fame e per malattie facilmente curabili” o peggio ancora finiscono nelle mani di chi li costringe a “fare gli schiavi oppure i soldati, non potendo neanche piangere “perché devono lavorare e combattere.

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