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Parigi fa il mea culpa, Francia e Rwanda riaprono i rapporti

La rottura dei rapporti diplomatici fra Francia e Rwanda risale al 1996, due anni dopo gli spaventosi 100 giorni durante i quali nel paese africano furono sterminate centinaia di migliaia di persone appartenenti all'etnia Tutsi e agli Hutu moderati da parte di estremisti appartenenti all'etnia Hutu (le stime variano da 800.000 a più di un milione di morti). I rapporti fra Francia e Rwanda erano assai tesi anche prima della rottura ufficiale, dato che la Francia era sospettata di aver appoggiato e anche materialmente aiutato le milizie Hutu responsabili dello sterminio, tramite addestramento, fornitura di armi e supporto logistico durante gli scontri. In particolare accuse non tanto velate erano sempre state mosse alla cosidetta "Operazion Turquoise", che ufficialmente avrebbe dovuto aprire un corridoio umanitario verso il vicino Congo ma che in realtà sarebbe stata utilizzata dai francesi per portare fuori dal paese, verso una dorata impunità, i responsabili dei massacri. Inutile dire che la Francia ha sempre negato sdegnosamente ogni suo coinvolgimento, diretto o indiretto.

Anzi, nel 1996 il giudice antiterrorista Jean-Louis Bruguière chiede nove mandati di cattura internazionali contro membri della cerchia dell'attuale presidente ruandese Paul Kagame, accusati di essere implicati nell'attentato che Il 6 aprile del 1994 uccise l'allora presidente Juvénal Habyarimana, innescando i massacri. In pratica Bruguière accusò Kagame (capo del Fronte Patriottico Rwandese che prese il potere dopo gli scontri) di aver sacrificato centinaia di migliaia di tutsi in nome della sua sete di potere. Un'accusa del genere non poteva essere trascurata da Kigali, anche perchè avrebbe potuto alimentare sentimenti pericolosi nella popolazione tutsi superstite, minando le basi del regime. Da qui la rottura diplomatica.

Ieri a sorpresa la mossa del ministro degli esteri francese Bernard Kouchner, il quale ha ammesso che Parigi ha commesso "errori politici" in Rwanda, rimarcando però l'assenza di qualunque responsabilità diretta della Francia negli omicidi: "Nè la Francia nè l'esercito francese sono colpevoli di genocidio" ha dichiarato a "Europe 1" ma ha tuttavia ammesso che "un genocidio è stato commesso sotto i nostri occhi e noi non abbiamo fatto niente!". Kouchner ha infine sottolineato l'importanza di una "riconciliazione con un paese massacrato, da parte di chi come la Francia ha avuto un ruolo in questa storia senza per altro essere responsabile del massacro".

L'analogo rwandese di Kouchner, Murigande, ha apprezzato la mossa del ministro degli esteri francese, sottolineando però come la strade per la riconciliazione sia ancora lunga. In una intervista a Panorama, alla domanda se il prezzo della riconciliazione sia l'ammissione della Francia di aver partecipato al genocidio, Murigande dichiara "Io non so che definizione i francesi attribuiscono alla parola partecipazione, per quanto mi riguarda non saprei definire in altro modo il coinvolgimento della Francia in Rwanda nel 1994.[...]Nessuno ha mai detto che la Francia è responsabile del genocidio. Almeno non il Rwanda. Anzi, i primi responsabili sono i rwandesi. Detto questo, non si può ignorare il sostegno militare e finanziario di Parigi a coloro che hanno perpetrato lo sterminio. Quando Kouchner parla di “errori politici”, dovrebbe forse meditare sul fatto che questi errori sono stati conseguenza di una chiara scelta politica di Parigi sul Rwanda."

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