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Parma, inceneritore acceso. Pizzarotti battuto non si arrende: "Controlli severissimi"

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Il Movimento 5 Stelle e il sindaco, Federico Pizzarotti, avevano fatto dello stop all'inceneritore di Ugozzolo uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale, ma oggi, a un anno di distanza da quei proclami, hanno dovuto arrendersi (almeno fino alla sentenza della Cassazione). L'odiato termovalorizzatore, infatti, è partito. Come annunciaato da Iren un paio di giorni fa, saranno avviate "attività tecniche complementari alla messa a punto del sistema impiantistico, che verranno effettuate a caldo attraverso la combustione di solo gas metano" e se tutto andrà bene, ovvero se le 4 centraline di monitoraggio delle emissioni, collocate a Parma e dintorni, daranno l'ok, dopo 30 giorni di rodaggio l'inceneritore sarà acceso a pieno regime.

Parma, inceneritore sotto sequestro: abuso edilizio e d'ufficio

Una sconfitta per Pizzarotti, che tuttavia ha annunciato battaglia, seppur dopo aver cercato di ritrattare parzialmente quanto dichiarato per mesi in campagna elettorale: "Mai fatto promesse che non si potevano mantenere", ha dichiarato il sindaco, prontamente smentito da una lettera pubblicata ieri su La Repubblica di Parma e intitolata "Il sindaco smemorato", dove Maria Teresa Guarnieri di Altra Politica attacca: "Dov'è la ditta olandese già pronta a smontare l’impianto e a venderlo in Cina? E dov'è il Sindaco che nelle linee programmatiche del suo mandato ha scritto no all'incenerimento dei rifiuti?", non lesinando una bordata neppure al leader del Movimento 5 Stelle: "Mi chiedo se almeno Beppe Grillo si ricorderà di avere detto, quando è venuto a Parma, che il termovalorizzatore non avrebbe mai aperto e che sarebbero dovuti passare sul cadavere di Pizzarotti per farlo! Soffrirà di contraddizione cronica anche lui?".

Insomma, una brutta gatta da pelare per Pizzarotti, che dopo aver 'ammorbidito' le sue dichiarazioni, affermando: "Ci abbiamo provato, sono insoddisfatto, certo, ma continueremo a tenere alte le antenne: non si fanno solo le battaglie che si è sicuri di vincere", ha poi promesso "controlli severissimi" sulle emissioni. Un tema a dir poco 'scottante': uno dei componenti della commissione di controllo, infatti, si è dimesso proprio nei giorni scorsi denunciando "la fretta" con la quale Iren ha acceso il termovalorizzatore, disattendendo "troppe prescrizioni".

Se dunque su questo versante la partita sembra decisamente 'condizionata', aperto e tutto da giocare è invece quello delle indagini condotte dalla Procura di Parma, che a oggi si è rivelata il vero grande 'nemico' dell'inceneritore. Dopo aver visto bocciare a novembre la propria richiesta di sequestro dell'impianto (tra l'altro costato a bellezza di 193 milioni di euro) per inadempienze, i magistrati hanno infatti avanzato ricorso in Cassazione e ora sono in attesa della decisione. Come andrà a finire? L'unica cosa certa è che, intanto, Iren va avanti per la sua strada...

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