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Parolisi ergastolo, dopo la sentenza chiuso in se stesso

  • Il Messaggero

La prima reazione alla lettura della sentenza di primo grado che lo condanna all'ergastolo per l'omicidio della moglie Melania Rei è stata rabbia e disperazione. Salvatore Parolisi ha urlato la sua innocenza mentre le guardie carcerarie lo riportavano in cella a Teramo. "Sono innocente, non è finita qui, io non mi arrendo, combatterò soprattutto per mia figlia".

Parolisi, il giorno della sentenza

Il caporalmaggiore sembrava aver reagito con spirito battagliero, non voleva cedere. A distanza di qualche giorno però, Salvatore Parolisi, secondo quanto raccontano fonti penitenziarie si è chiuso in se stesso, non vuole vedere nessuno: "E' molto iservato, sembra vivere in un mondo distaccato. Finora sembrava che il carcere non lo scalfisse più di tanto". L'atteggiamento psicologico di Parolosi è cambiato a tal punto che il carcere in cui è detenuto ha voluto intensificare la sorveglianza per tenerlo più sotto controllo.

Gli avvocati di Parolisi sono invece convinti che il loro assistito reagirà: "E' provato - dice Valter Biscotti - sa che bisogna andare avanti e che è solo una fase processuale. È un combattente". Al militare sono state inflitte anche le pene accessorie: le provvisionali di un milione di euro per la figlia Vittoria e 500.000 euro per i genitori di Melania. Ricordiamo che Parolisi oltre ad essere coinvolto nel processo per l'omicidio della moglie di cui è l'unico imputato è accusato di vilipendio del cadavere.

Melania Rea fu assassinata con 35 coltellate il 18 aprile 2011 sul Colle San Marco di Ascoli Piceno. I familiari della vittima il giorno dopo la condanna di Parolisi per l'omicidio della loro figlia ripetono: "E' inconcepibile. Perché ha ucciso nostra figlia. Come ha fatto a uccidere la mamma di sua figlia". Ora al centro di tutto c'è la piccola Vittoria di tre anni contesa nell'affidamento alle due famiglie.

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