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Pechino protesta per il Dalai Lama alla Camera

La visita del Dalai Lama alla Camera e al Senato avvenuta il 12 dicembre ha suscitato forti rimostranze da parte dell' ambasciatore cinese in Italia. Il diplomatico di Pechino si è lamentato direttamente con Fausto Bertinotti per la presenza dell'autorità religiosa a una cerimonia alla Camera dei Deputati la settimana scorsa.

Dong Jinyi, irritato per l’accoglienza e lo spazio concesso dai giornali italiani al Dalai Lama, ha attaccato il religioso accusandolo di separatismo e chiedendo ufficialmente che non vengano concesse facilitazioni di alcun tipo alla sua permanenza in Italia: "Speriamo che il Parlamento italiano non offra facilitazioni e luogo a un personaggio come il Dalai Lama, che ha fatto tante attività separatiste".

"Il Dalai Lama non parla, fa solo propaganda falsa, dice che la cultura del buddismo tibetano è distrutta dalla Cina, ma sono tutte bugie e menzogne" - "il Dalai Lama ha già costituito un suo governo in esilio e ha detto in modo esplicito di volere l’indipendenza del Tibet. L’obiettivo delle sue visite in alcuni paesi occidentali è proprio quello di incassarne le simpatie per raggiungere lo scopo di separare il Tibet dalla Cina".

L'ambasciatore ha poi precisato che il Dalai Lama "non è l’unico leader religioso del buddismo tibetano" e che "non ha l’autorevolezza del Papa e non può pretendere di rappresentare i buddisti tibetani e men che meno tutti i tibetani".

Immediata la risposta di Fausto Bertinotti tramite il proprio portavoce: "Il presidente della Camera ha ribadito all’ambasciatore cinese il significato e il valore dell’iniziativa della Camera dei deputati che ha ospitato il Dalai Lama offrendogli la possibilità di esprimersi in un luogo così rilevante sia dal punto di vista istituzionale che politico". L'incontro è stato realizzato "per la rilevanza internazionale del Dalai Lama, premio Nobel per la Pace, e per dar voce all’istanza di autonomia culturale e religiosa del popolo tibetano. Istanza che il Dalai Lama ha rappresentato, riconoscendo contemporaneamente l’integrità geografica della Repubblica popolare cinese".

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