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Pensioni 2011, le novità da gennaio 2011

Con l'anno nuovo cambiano le pensioni. A partire da gennaio 2011 entreranno in vigore le novità relative alla previdenza. Cambieranno i requisti per ottenere la rendita di anzianità; ci saranno nuove finestre mobili e finirà il trattamento anticipato per le donne se non hanno 40 anni di contributi.

Secondo il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, l'Italia ha ora il migliore sistema previdenziale in Europa, insieme alla Svezia. Intervistato dal Corriere della Sera, Mastrapasqua ha detto: 'Non è un caso se il commissario Ue agli Affari economici, Olli Rehn, abbia indicato il sistema italiano e quello svedese come i migliori d'Europa'. E ha aggiunto: 'Gli effetti finanziari delle riforme saranno significativi, perché nel prossimo decennio abbiamo calcolato che l'Inps, quindi lo Stato, risparmierà fino a 38 miliardi di euro'. Ma vediamo nel dettaglio in cosa consistono queste riforme previdenziali.

Con il 2011 i lavoratori dipendenti andranno in pensione anticipata rispetto all'età di vecchiaia solo se la somma dell'età anagrafica e dell'anzianità lavorativa ammonta a 96, ossia la cosiddetta 'quota 96', a patto che abbiano almeno 60 anni d'età. Per andare in pensione anticipata, dunque, saranno necessari 60 anni di età e 36 di contributi o 61 anni e 35 di versamenti. Per il raggiungimento dei requisiti conteranno anche le frazioni di anno. Gli autonomi, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, invece, dovranno raggiungere una quota di 97, quindi un minimo di 61 anni di età; per loro ottenere la pensione sarà possibile con 61 anni e 36 di contributi, oppure con 62 di età e 35 di versamenti. Le frazioni di anno contano anche in questo caso. Con le nuove pensioni, dunque, si passa dalla 'quota 95' alla 'quota 96' per i dipendenti e dalla 'quota 96' alla 'quota 97' per gli autonomi.

Per quanto riguarda le 'finestre mobili', i lavoratori dipendenti che maturano il diritto a partire dal primo gennaio 2011 potranno ricevere l'assegno dell'Inps anzianità o vecchiaia dopo un anno dalla data di maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi; gli autonomi dovranno, invece, attendere un anno e mezzo. Una volta raggiunto il requisito, il pagamento scatta a partire dal tredicesimo mese successivo per i dipendenti e dal diciannovesimo mese per gli autonomi. Tali regole non verranno applicate per il personale della scuola; per chi aveva in corso il periodo di preavviso alla data del 30 giugno 2010 e matura i requisiti entro la data di cessazione del rapporto di lavoro; per chi, nel limite di 10mila unità, si trova in mobilità con accordo stipulato entro il 30 aprile scorso; per i lavoratori coinvolti nei cosiddetti piani di esubero. Chi raggiunge i requisiti entro il 2010 vedrà vedersi applicate le vecchie finestre con cadenza trimestrale per le pensioni di vecchiaia e di anzianità con 40 anni di contributi, semestrali per chi utilizza il sistema delle quote.

Novità anche per quanto riguarda le donne. Per le lavoratrici del settore privato, che non possono contare su 40 anni di versamenti, la pensione anticipata non esisterà più; mentre le lavoratrici del pubblico impiego potranno usufruire della pensione anticipata per anzianità con 60 anni di età e 36 di contributi. Anche in questo caso verrà applicata la finestra mobile, una volta raggiunti i requisiti anagrafici e contributivi ci sarà dunque un anno di attesa.

Con lo scatto della scala mobile dell'1,4 per cento, dal primo gennaio 2011, le pensioni minime aumenteranno di 7 euro al mese, passando da 460,97 a 467,43 euro. Aumento anche per l'assegno sociale che, con l'incremento Istat, sale da 411,53 a 417,30 euro al mese. La pensione sociale raggiungerà 343,90 euro al mese. Le rendite medio alte, comprese tra 3 e 5 volte il trattamento minimo Inps, nel 2011 subiranno un aumento dell'1,4 per cento, ossia l'aliquota intera sulla fascia di pensione mensile sino a 1.382,91 euro; dell'1,26 per cento, ossia il 90 per cento dell'incremento sulla fascia compresa tra 1.382,91 e 2.304,85 euro; dell'1,05 per cento, ossia il 75 per cento dell'aliquota sulla quota mensile eccedente 2.304,85 euro.

 (foto © LaPresse)

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