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Peppino Impastato, la morte in secondo piano nel giorno di Aldo Moro? Non per Twitter

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"La mafia è una montagna di merda", una frase che racchiude l'essenza di una vita vissuta al servizio della lotta senza quartiere alle mafie, una vita spezzata troppo presto, a 30 anni. Veniva ucciso 35 anni fa a Cinisi Peppino Impastato, il giornalista e attivista di Rifondazione comunista.

Assassinato lo stesso giorno in cui le Brigate Rosse avevano fatto trovare il corpo senza vita di Aldo Moro, il 9 Maggio è dedicato soprattutto alla celebrazione di quest'ultimo delitto, sviando l'attenzione dalla morte di Peppino relegandola al secondo piano. Oggi le istituzioni ricorderanno con parate e manifestazioni le vittime del terrorismo e Aldo Moro, nulla è stato organizzato a livello nazionale per Peppino. Su Twitter questa mattina il nome del giornalista e quello del politico sono entrati nei top trend. Impastato, però, in una posizione più alta, segno che per il popolo della Rete la sua morte non viene dopo quella di Moro e non è mai passata iinosservata.

Da ieri nel suo paese sono partite le prime iniziative per l'anniversario. Dopo il convegno "I cento passi dei sindaci a Cinisi" organizzato a Casa Memoria alle 9.30 partirà il corteo degli studenti dell'Istituto Comprensivo di Cinisi e di altre scuole provenienti da tutta Italia. Nell'occasione verranno inaugurate anche altre pietre d'inciampo dedicate al ricordo di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Boris Giuliano e Carlo Alberto dalla Chiesa che porteranno la scritta: "La mafia uccide, il silenzio pure".

Il fratello Giovanni racconta al giornalista de Il Fatto Quotidiano: "Vede questa porta? Il giorno dopo l'assassinio mia madre ha deciso di spalancarla, di aprirla al mondo. Tutti dovevano conoscere la verità e lei ha avuto l'incredibile lucidità di fare un gesto del genere. Perché la mafia vive nel buio, si alimenta di omertà, di non detto. Di segni. Riti. E Peppino dava fastidio: lui accendeva la luce nella testa delle persone, gli raccontava le nefandezze della mafia, li ridicolizzava". Eppure c'è chi teme Peppino Impastato anche dopo la sua morte. Proprio la settimana scorsa a Tivoli un gruppo fascista ha deturpato il monumento a lui dedicato, inneggiando ai camerati uccisi dall'antifascismo. Le autorità hanno aperto un'inchiesta e il monumento è stato prontamente ripulito, eppure il nome di Peppino continua a disturbare molti.

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