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Perché lo sbadiglio è contagioso?

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Sarebbe l’empatia cioè la condivisione di uno stato d’animo ed in particolare tra persone con rapporti più o meno stretti (di amicizia o parentela) una delle cause, forse l’unica, dello strano fenomeno che origina una vera e propria “reazione a catena” da un semplice sbadiglio.

Latte nella Coca Cola e la reazione chimica è assurda

Se è vero che, come affermano gli studiosi dell'istituto "San Raffaele" di Milano alla luce di apposite ricerche, lo sbadiglio rappresenta nient’altro che una forma di comunicazione non verbale capace di “sincronizzare” in maniera istintiva i comportamenti di gruppo, sembra altresì pacifica la natura “contagiosa” dello stesso indipendentemente da fattori esterni.

Una precisa categoria di neuroni nota agli specialisti come “specchio”, stando a quanto riportato di recente da autorevoli fonti giornalistiche (ad esempio sul blog di Anna Meldolesi), porterebbe in questo caso la persona posta accanto a chi sbadiglia a riprodurre lo stesso gesto, imitandolo senza neanche accorgersene se non dopo averlo compiuto.

(101 sbadigli in soli due minuti: il video più contagioso che gira sul web)

Pur trattandosi di una materia complessa e priva di evidenze incontestabili a livello scientifico, è difficile fare a meno di notare le analogie tra l’uomo e altri animali a partire dagli scimpanzé, questi ultimi capaci di “copiare” i loro simili nell’identico modo ma ignorando specie diverse come i babbuini per motivi ancora non pienamente chiari ai ricercatori.

Il banale e comune sbadiglio possiede indubbiamente tutte le caratteristiche di una reazione istintiva e naturale a stati d’animo personali, siano essi noia e sonno o anche fame ed altri elementi contingenti che in un modo o nell’altro lo favoriscono.

Un forte legame sociale, confermano gli studi più attendibili a riguardo, aumenta esponenzialmente il raggio d’azione e la “percentuale” del contagio colpendo indiscriminatamente uomini e donne, anche se gli individui di sesso femminile risultano avere una maggiore esposizione ai fenomeni empatici.

L’ultima parola in ogni caso spetterebbe di diritto agli scienziati, magari con nuove scoperte adeguatamente provate.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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