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Perchè nelle foto in bianco e nero non sorride nessuno?

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di Simone Rausi

Il tempo è una “cosa” relativa. Lo sappiamo bene e non abbiamo bisogno di addentrarci in tesi di fisica o perderci tra le trame del “niente si crea o si distrugge ma tutto si trasforma”. Quello che c’era una volta è destinato a tornare. Ce lo insegna la moda, no? Ecco, avviene lo stesso con la fotografia. Vi ricordate, ad esempio, del tempo in cui all’obiettivo si sorrideva felici, si diceva “cheese”? Oggi, nell’era dei selfie, i denti vengono nascosti dalle bocche a culo di gallina, sotterrati da sguardi languidi alla fotocamera interna. Diverse decine di anni fa, avveniva lo stesso: nelle foto non sorrideva nessuno. Le motivazioni, almeno stavolta, sembrano un filino più nobili però. Scopriamole insieme…

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Se torniamo indietro alle foto scattate prima del XX secolo, quelle che ritraevano dei signori arcigni, in bianco e nero, con folti baffi e cilindro in testa, possiamo solo ritrovare delle espressioni accigliate che neanche Salvo Sottile ai tempi d’oro durante uno speciale sull’omicidio della settimana. Perché avveniva? Il magazine Vox ha provato a dare diverse spiegazioni. La prima, probabilmente la più pragramtica, fa riferimento ai lunghi tempi necessari per arrivare allo “scatto”. Bisognava che l’apparecchio si riscaldasse, che la luce fosse quella giusta. Lo scoppio che immortalava tutto, poi, non portava esattamente al sorriso. Diciamo che tenere la posa a lungo non era certo facile. Ma può esserci qualcosa di più.

A quei tempi la fotografia era fortemente influenzata dall’arte. I ritratti nei dipinti non erano mai sorridenti, i soggetti resi celebri dalle correnti artistiche erano sempre molto seri. Questo perché lo scopo della fotografia non era quello di immortalare un ricordo di vita felice quanto quello di fermare un’immagine da tramandare ai posteri. L’immagine, autorevole e seria, era considerata il modo migliore per farsi conoscere dalle generazioni future.

Pare che il sorriso non godesse di troppa credibilità. Anzi, sorridere era considerata una cosa stupida, imbarazzante, debole. Lo conferma una dichiarazione di Marc Twain: “Credo che la fotografia sia il documento più importante e non c'è niente di peggio di lasciare alla posterità uno stupido sorriso catturato e fissato per sempre nel tempo”. Chissà cosa penserebbe oggi dei selfie l’amico Mark.

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