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Perché si dice "Toccare ferro"?

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Quanti di voi, almeno una volta nella vita, hanno sentito l’esigenza di toccare ferro? Non parliamo di Tiziano (seppur possa chiaramente essere un’esigenza per molti di voi) ma del materiale a cui si ricorre in caso di iatture, fatture, sfighe assortite o sfortune varie. Ma perché si dice “toccare ferro”? da dove deriva questa usanza?

10 cose che portano sfortuna

Si tratta di un modo di dire utilizzato in mezza Europa ma la sua origine più accreditata è inglese. Oltremanica, infatti, si narra la leggenda del santo Dunstano e del suo incontro col diavolo. Il signore del male gli avrebbe chiesto di ferrargli il cavallo ma Dunstano, invece di inchiodare il ferro agli zoccoli del cavallo, lo fissò a quelli del diavolo. Lucifero, prigioniero, chiese al Santo di liberarlo ma quest’ultimo gli fece promettere di non entrare più nelle case in cui fosse stato esposto un ferro di cavallo. E così abbiamo spiegato anche il perché quest’oggetto sia considerato particolarmente fortunato.

Il ferro di cavallo, inoltre, si porta dietro tutto un simbolismo quasi esoterico che concorre alla sua forza. Il più importante è che somiglia a un anello e quest’ultimo, considerato un “cerchio speciale”, ha una valenza magica. Il ferro è considerato come protettore dalla sfortuna anche perché si lega all’idea di spada e di armi varie utili a difenderci dal pericolo. In alcune culture, inoltre, il ferro è ritenuto “uno scaccia temporali e fulmini, un talismano contro streghe e fatture, un elemento in grado di tenere lontani gli orsi (simboli del male)” (Fonte: Focus)

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Se è vero che toccare ferro porta bene in mezza Europa, è altrettanto vero che nei Paesi nordici, il materiale fortunato sarebbe il legno perché ricorda gli alberi, elementi naturali e sacri.

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