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Philip Roth smette di scrivere: "Ho fatto il meglio"

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"Philip Roth ha deciso di gettare la spugna". Con queste parole David Remnick, direttore del New Yorker, ha annunciato la decisione del grande autore americano, oltre che suo intimo amico, di non produrre più romanzi, perché "ne ha abbastanza di scrivere". Una conferma che arriva dopo che la notizia ieri era rimbalzata sui principali siti di letteratura e critica letteraria mondiale e che è stata ribadita oggi anche dall'editore di Roth, Houghton Mifflin: "Philip mi ha detto che è vero, Nemesi è stato il suo ultimo libro", ha dichiarato la vice-presidente Lori Glazer.

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Nato il 19 marzo 1933 a Newark, Roth - che oggi ha 79 anni - ha all'attivo una serie di libri che hanno fatto la storia della cultura americana, e non solo, come il racconto lungo che l'ha reso celebre, Goodbye, Columbus, il 'romanzo-scandalo' Il lamento di Portnoy e la trilogia composta da Pastorale americana, Ho sposato un comunista e La macchia umana. Tra le opere più recenti vi sono invece Il complotto contro l'America e l'ultima, Nemesi, del 2010.

Una decisione, quella di Roth, che parte da lontano, come testimonia un'intervista rilasciata lo scorso mese alla rivista francese Les Inrocks e ripresa anche da D di Repubblica: "Ho fatto il meglio con quel che avevo. E poi ho deciso di chiudere con i romanzi" spiegava lo scrittore alla giornalista Nelly Kaprièlan, affermando di non volerne "più leggere, né scrivere, non ne voglio più nemmeno parlare" e concludendo: "Ho dedicato la vita ai romanzi: li ho studiati, insegnati, ho scritto, letto. Escluso tutto il resto. E' molto! Non provo più quel fanatico attaccamento alla scrittura provato tutta la vita. Impossibile affrontare ancora la scrittura".

Un disamoramento, una stanchezza, che da quanto raccontano gli intimi del grande scrittore Roth provava da tempo. "Da un paio di anni a questa parte Philip lo andava ripetendo agli amici" racconta infatti Remnick, aggiungendo a mo' di spiegazione che "è difficile trovare un artista dei tempi moderni che più di lui si sia interamente consacrato alla propria arte".

Tuttavia, secondo altri a influire sulla decisione di Roth potrebbe anche essere stata la delusione di non avere mai ottenuto un Nobel per la Letteratura, nonostante più di una volta fosse stato dato come vincitore scontato. Lo scrittore è invece stato premiato con il Pulitzer nel 1997 per Pastorale Americana e con due National Book Award.

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