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Piemonte, cinghiali radioattivi in Valsesia: Ministero della Salute attiva Nas e Noe

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Non bastavano la carne di cavallo nei prodotti Star e Buitoni e i batteri fecali nelle torte Ikea: adesso a preoccupare gli italiani a tavola arrivano pure i cinghiali radioattivi. Da una serie di controlli effettuati su campioni di lingua e diaframma di esemplari abbattuti in Valsesia (Piemonte) durante la stagione di caccia 2012/2013, in 27 casi è stato rilevato un livello di Cesio 137 superiore al limite ritenuto tollerabile in caso di incidente nucleare dal Regolamento 733 del 2008.

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La scoperta è stata fatta casualmente. Le analisi sui cinghiali, infatti, servivano a verificare l'eventuale presenza di trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce la famiglia dei Suidi, e in ottemperanza a quanto raccomandato dalla direttiva della Commissione europea del 14 Aprile 2003 (2003/274/CE) successivamente sono stati effettuati anche controlli per mettere a punto la metodica per lo screening del radionuclide Cesio 137. I risultati però hanno stupito tutti.

"I cinghiali sono degli animali sentinella delle condizioni di inquinamento dei territori in cui vivono, perché ci forniscono delle informazioni precise grazie ad un certo modo si sfruttare l'ambiente", ha spiegato ad Adnkronos Salute Aldo Grasselli, segretario nazionale del Sindacato italiano veterinari medicina pubblica (Sivemp), aggiungendo che la "contaminazione degli animali deve richiedere approfondimenti e analisi del contesto ambientale, metereologico e idrogeologico in cui vivono", evitando la suggestione di "ipotesi azzardate", come per esempio "quella di un retaggio di Chernobyl".

L'isotopo in questione, infatti, è stato rilasciato in grande quantità nel 1986 dall'esplosione del reattore russo, ma nel caso dei cinghiali piemontesi, più che a una contaminazione dovuta a quell'incidente è inevitabile pensare alle conseguenze dell'attività della centrale nucleare Enrico Fermi di Trino Vercellese, 'spenta' il 21 marzo 1987, oppure a un 'contagio' dalla vicina Francia. A questo proposito, la Coldiretti ha dichiarato che "occorre estendere immediatamente le analisi ad altri animali selvatici e fare al più presto chiarezza sulle fonti di contaminazioni in un Paese come l'Italia, che ha fatto la scelta di non avvalersi del nucleare a differenza di quanto accade nei Paesi confinanti". Del resto, ha continuato ancora l'associazione, il timore di una contaminazione dell'ambiente è il pericolo che maggiormente preoccupa gli italiani (24%), più ancora della crisi economica (20%).

Per evitare allarmismi immotivati, comunque, il Ministero della Salute si è subito attivato e ha allertato le autorità sanitarie e la presidenza della Regione Piemonte, oltre a dare mandato al Comando dei Carabinieri del Nas e del Noe (Nucleo operativo ecologico) di avviare un'indagine. La prima riunione del coordinamento è prevista per domani, 8 marzo.

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