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Polemica per i gadget de "Il Padrino"

Tazze, bandane, t-shirt., accendini. Tutto "firmato" da Don Vito Corleone, il boss de "Il Padrino". Attorno ai gadgets con la figura del protagonista del film di Francis Ford Coppola è scoppiata, quasi inevitabile, la polemica.

"Modelli che legittimano inconsciamente la mafia" ha dichiarato all'Ansa l'ex senatrice Maria Burani Procaccini,"Chiedo che ci sia una levata di scudi per comprendere la negatività di messaggi che, invece, passano nell'indifferenza generale come se fossero semplici provocazioni culturali". Della medesima opinione Il sindaco di Gela, Rosario Crocetta: "La vendita di magliette simili sminuisce il problema, è un'oscenità. Fare business sfruttando la parola mafia o le immagini del Padrino è una delle cose più volgari che siano mai state pensate".

Di parere opposto il creativo-fotografo e assessore di Salemi, Oliviero Toscani, che ha depositato il marchio M.a.f.i.a (Mediterranean association for international affair)"Se vietano la vendita delle magliette con il Padrino o con la scritta mafia dovrebbero vietare anche la vendita dei crocefissi. La polemica sui gadget che richiamano al Padrino o alla mafia mi sembra una pura follia. Chi la pensa così dovrebbe vietarsi di parlare. Non mi interessa speculare sul marchio Mafia mi piaceva l'idea di brevettarlo".

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