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Precaria della scuola tenta di darsi fuoco in piazza Montecitorio

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Cresce la tensione tra i disoccupati e i precari d'Italia: a mostrare la propria esasperazione è stata oggi una amministrativa di 55 anni che, durante un sit in in piazza Montecitorio, ha cercato di darsi fuoco, fermata poi dai suoi colleghi. Un atto di disperazione che arriva a fronte di una vita da precaria e una situazione personale difficile: la donna, separata e con due figli a carico, non riceve lo stipendio da giugno.

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Il sit in è stato organizzato dai Cobas per dare voce alla protesta di molti altri precari dell'istruzione come Virginia Taranto: a spingere i manifestanti del comparto scuola, arrivati da tutta Italia, a scendere in piazza, la questione dei docenti cosiddetti inidonei, le conseguenze della riforma Fornero sugli insegnanti in uscita e precari, il nodo dei tecnici e amministrativi non di ruolo.

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In graduatoria già da anni, ma senza assunzioni in vista, Virginia Taranto ha cercato di dare voce alla sua disperazione con un gesto molto forte, impedito da alcuni colleghi e al quale ha fatto seguito un lieve malore che ha richiesto l'intervento del personale del Pronto Soccorso. Alla stampa,Virginia Taranto ha in seguito spiegato le ragioni del gesto: “Sono 29esima in graduatoria, dovevo essere di ruolo già da tre anni, invece rischio di perdere il mio lavoro”, sono le parole della donna.

Virginia Taranto ha aggiunto, a motivazione del gesto: “Lotto da anni, ma non ne posso più . Ho avuto due ictus ma non chiedo l’invalidità, chiedo il lavoro che mi spetta. Ho una figlia universitaria a cui provvedere, sola, e una madre di 87 anni. Sono precaria da 15 anni, lotto, continuo a lottare. Sono in terapia da due anni, ma ci sono momenti in cui davvero non ne posso più. Per questo volevo farla finita”.

La donna ha proseguito denunciando le iniquità e l'inefficienza dei provvedimenti assunti finora nei confronti del personale scolastico in Italia: “Mi sono vista passare davanti prima i collaboratori, per un gioco sporco dei sindacati. Ora i docenti inidonei, che a loro volta subirebbero una grande ingiustizia, di fatto demansionati da un livello 7 a 4. Oltretutto si tratta di docenti con problemi di salute, dunque non potrebbero garantire continuità di servizio. Risultato? Saremmo chiamati a fare le sostituzioni, la beffa delle beffe. Questo è mobbing sociale"

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