Excite

Processione sotto casa del boss in Calabria: Madonna delle Grazie fermata per inchino a Peppe Mazzagatti

  • Youtube

È successo ancora: evidentemente la scomunica di Papa Francesco ai mafiosi non ha fatto presa sugli organizzatori della processione della Madonna delle Grazie a Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria, che è stata fermata davanti all'abitazione del boss della 'ndrangheta Peppe Mazzagatti. Uno stop sotto casa dell'82enne capoclan e perfino una sorta di inchino della statua, portata a braccio da numerose persone, in segno di omaggio.

Il gesto, avvenuto durante la tradizionale processione della Madonna per le vie della città, ha riproposto quel rito deprecabile denunciato già molte altre volte in passato in terre oppresse dalla criminalità organizzata: un passaggio sotto casa del boss in segno di deferenza, la statua fatta fermare come manifestazione di rispetto e devozione in una terra che ha conosciuto la crudeltà delle faide di 'ndrangheta. Il boss in questione, condannato all'ergastolo per omicidio e associazione per delinquere, sta scontando la pena agli arresti domiciliari per motivi di salute.

Nelle ultime ore il caso di Oppido, portato alla ribalta nazionale dal Quotidiano della Calabria, è esploso in tutta la sua forza: durante il passaggio sotto casa del boss il comandante della stazione dei carabinieri si è allontanato in segno di dissenso, insieme ad alcuni colleghi. Due carabinieri hanno redatto una relazione di servizio inviata alle autorità di ordine pubblico. Alla processione hanno partecipato amministratori locali, cittadini, sacerdoti: già alla vigilia alcuni esponenti delle forze dell'ordine avevano avvertito gli organizzatori dei rischi di un nuovo caso di deferenza ai capibastone delle 'ndrine, che puntualmente si è verificato.

Se le autorità civili e religiose in un primo momento non si sono dissociate, un coro di critiche è arrivato tanto dal governo nella persona del ministro dell'Interno Alfano, quanto dal vescovo della Diocesi di Oppimo-Palmi, mons. Francesco Milito, che appreso l'accaduto ha annunciato "provvedimenti" in segno di condanna al gesto.

"Deplorevoli e ributtanti rituali cerimoniosi": così Angelino Alfano ha condannato l'episodio, complimentandosi con le forze dell'ordine che si sono dissociate da questi "atti incommentabili" allontanandosi dala processione. Anche la presidente della Commissione parlamentare Antimafia si è complimentata col maresciallo dei carabinieri, Andrea Marino, per la dimostrazione di lealtà alle istituzioni e senso dello Stato: "Quanto è avvenuto nel corso della processione sconcerta e addolora - ha dichiarato Rosy Bindi - e la Commissione antimafia intende approfondire i fatti incontrando anche il maresciallo Marino".

Solo due settimane fa, proprio in Calabria, Papa Francesco aveva scomunicato i mafiosi con parole durissime: "La mafia è adorazione del male e disprezzo del bene comune, questo male va combattuto, allontanato, bisogna dirgli di no" aveva detto di fronte ad 80mila persona nella piana di Sibari.

Un segnale dopo la scomunica di Bergoglio è arrivato dal carcere di Larino (Campobasso), dove molti dei detenuti condannati per reati di mafia non si sono presentati alla messa domenicale: "Forse considerano la scomunica un affronto" ha commentato Famiglia Cristina, definendo "sconcertante" e senza "nessuna attenuante dopo le parole di Francesco" quanto accaduto in Calabria.

magazine.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2017