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Processo Claps, Restivo: condanna confermata. Fratelli Elisa: "Buon viaggio"

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Era il 12 settembre 1993 quando Elisa Claps fu pugnalata a morte con 13 coltellate nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, a Potenza. Il suo carnefice: Danilo Restivo. A (ri)dirlo oggi, alle 19.26, la Corte d'Assise d'Appello di Salerno, che ha così confermato anche la pena inflitta in primo grado all'imputato: 30 anni. Dieci di più di quelli passati da uomo libero, in Italia e poi in Inghilterra, dove ha avuto tempo di uccidere un'altra donna, Heather Barnett.

Processo Claps a Salerno, la madre di Elisa a Danilo Restivo: "Deve marcire in carcere"

"Non lo perdonerò mai, il perdono bisogna conquistarselo e lui non lo ha fatto. Lui è solo un serpente velenoso, non lo voglio più vedere", ha dichiarato dopo la sentenza la mamma di Elisa, Filomena, aggiungendo di provare "solo pietà per quel carnefice, ma nessun perdono" e concludendo amaramente: "E' giustizia che abbiamo aspettato troppo tempo, ma va bene. Anche se non è ancora la parola fine". I legali di Restivo, infatti, hanno già annunciato il ricorso in Cassazione, subito dopo la lettura delle motivazioni del Tribunale di Salerno, che ha accolto in toto le ipotesi dei pm.

Per la Corte di Appello, dunque, Restivo è il mostro che ha attirato in una trappola la sedicenne Elisa, cercando di sedurla e uccidendola dopo averne incassato il rifiuto. Gli "imbrattamenti" lungo le scale, che secondo la difesa erano la prova che qualcun altro aveva spostato il corpo della ragazza, per i giudici invece non sono di natura organica, così come è della vittima il sangue rinvenuto sui vestiti dell'imputato. Irrilevanti infine le altre tracce organiche sugli abiti della ragazza, che i legali di Restivo volevano invece che fossero analizzate per accertare la presenza di DNA diversi da quello del loro assistito.

"Ora quello lì deve marcire in Inghilterra", ha detto ancora la mamma di Elisa, facendo riferimento al fatto che il 'mostro di Potenza' sconterà la sua condanna oltre Manica, mentre i fratelli della giovane, Gildo e Luciano, all'uscita dall'Aula gli hanno sibilato soltanto due parole: "Buon viaggio".

Restivo ha evitato l'ergastolo perché sono caduti in prescrizione i cosiddetti "reati concorrenti", ovvero la violenza sessuale e l'occultamento di cadavere. Uno sconto di pena che suona quasi grottesco per un uomo che non ha avuto pietà per una ragazzina, trattandola come poco più che un corpo, e ne ha oltraggiato il cadavere portandosi via un trofeo: una ciocca di capelli di Elisa.

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