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Processo Concordia a Schettino. Il testimone Giovanni Iaccarino: "Giocavamo alla Playstation, inchino improvvisato"

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di Simone Rausi

Costa Concordia: c'è chi parla di tragedia e chi bolla la ricerca al colpevole come una grossa commedia. Tant'è che, per non andarci troppo lontano, il processo a Francesco Schettino è ripartito quest oggi dal Teatro Nuovo di Grosseto, allestito per l'occasione come un Tribunale. 1040 teste per ricostruire quello che è accaduto in quelle drammatiche ore, in quella notte del 13 Gennaio 2012, quando la Costa Concordia naufragò tra le rocce dell'Isola del Giglio. Tre in particolare sono i testimoni chiamati a dare la loro versione dei fatti. Trattasi di Giovanni Iaccarino, ufficiale di macchina, Simone Canessa, ufficiale addetto alla cartografia e Salvatore Ursino, ufficiale in addestramento. Assente lei, la donna chiave della vicena, Domnica Cemortan. La giovane moldava in rapporti di intima amicizia con Schettino ha giustificato la sua mancata apparizione affermando di dover stare accanto alla figlia ammalata.

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Giovanni Iaccarino, primo testimone a essere chiamato, è colui che fisicamente si è accertato dell'allagamento delle sale motori. Al momento dell'urto, secondo stessa ammissione di Iaccarino, gli ufficiali giocavano alla Playstation. "La sensazione fu quella di aver fatto una collisione o di aver preso una secca" ha detto Iaccarino. "Avvertimmo una sbandata a dritta, poi a sinistra. Caddero materiali". L'ufficiale di macchina si sofferma poi sul cosidetto inchino tanto voluto dal comandante Schettino.

"Schettino voleva fare il passaggio ravvicinato al Giglio già la settimana prima. Ma non fu possibile perchè non c'erano le condizioni adatte, c'era troppo mare e l'idea fu abbandonata" dice Iaccarino. Eppure, quel maledetto inchino che costò la vita a 32 persone, non venne programmato in alcun modo. "Il passaggio non era nel programma di attività comunicato ai passeggeri ma fu deciso la sera stessa» dice Iaccarino. Secondo le ricostruzioni del testimone, inoltre, la settimana precedente era accaduta la stessa cosa. Per ben due volte in due settimane, Schettino chiese agli ufficiali di variare la rotta e di puntare al Giglio dopo la partenza da Civitavecchia.

A quanto pare, infatti, in questi casi si parla di "navigazione turistica" e il passaggio ravvicinato alla costa viene comunicato ai passeggeri e inserito nei programmi ufficiali. Non fu fatto. Ci fu solo un'idea improvvisa e l'impatto, inaspettato. Fino a qualche minuto prima in plancia era tutto tranquillo. "Bisognava trovare uno che andasse da Schettino a dirgli che stavamo affondando" dice Iaccarino. Il comandante non sapeva ancora che, oltre un anno dopo, sarebbe sceso ancora più giù, nell'abisso mediatico delle accuse e delle colpe.

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