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Processo Concordia, Schettino: patteggiamento negato. La difesa: "Non poteva restare a bordo"

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La seconda fase dell'udienza preliminare per il naufragio della Costa Concordia si è chiusa tra le polemiche: dei parenti delle vittime, ma anche dei legali di Francesco Schettino. Nella giornata odierna, infatti, il comandante e altri cinque imputati hanno chiesto il patteggiamento, che la Corte di Grosseto ha accordato a questi ultimi e negato invece al capitano della nave da crociera naufragata al largo del Giglio. Una decisione che ha scatenato la rabbia delle parti civili e ha provocato la veemente protesta dei difensori di Schettino.

Costa Concordia: il disastro, il processo, i protagonisti

"Abbiamo chiesto anche noi il patteggiamento dopo che gli altri 5 imputati hanno formalizzato le loro richieste. Evidentemente ci sono due pesi e due misure, il comandante a questo punto rischia di essere l'unico processato", ha dichiarato l'avvocato Francesco Pepe. I legali del capitano della Costa Concordia hanno fatto domanda per una pena di 3 anni e 4 mesi, ma la Procura ha detto di no, con i pm che hanno definito "gigantesca" la responsabilità di Schettino, sottolineando che su di lui grava "il peso quasi esclusivo della impressionante catena di errori commessi".

Diversa invece la valutazione di quelle degli altri imputati: a tutti loro, infatti, il Tribunale di Grosseto ha accordato il patteggiamento richiesto. Nello specifico, la Corte ha condannato per omicidio plurimo colposo e lesioni plurime colpose il capo dell'unità di crisi di Costa Crociere, Roberto Ferrarini, a 2 anni e 10 mesi e Manrico Giampedroni a 2 anni e 6 mesi, mentre ha deciso una pena di 1 anno e 11 mesi per il vice di Schettino, Ciro Ambrosio, di 1 anno e 8 mesi per il timoniere indonesiano, Jacob Rusli Bin, e di 1 anno e 6 mesi per l'ufficiale Silvia Coronica. Tutti presenti in plancia al momento dell'impatto della nave con lo scoglio.

La decisione della Procura è stata accolta con vibranti proteste dai legali dei familiari delle vittime, con Cesare Bulgheroni, uno degli avvocati del pool 'Giustizia per la Concordia' che ha detto: "Aspettiamo le decisioni del gup Pietro Molino, ma in pratica è come se il processo finisse qui", mentre il collega Massimiliano Gabrielli ha dichiarato: "Questa serie di patteggiamenti è scandalosa, è un modo per aprire vie di fuga. Tra l'altro è emerso oggi che Costa Crociere ha risarcito 2 mila su oltre 4 mila passeggeri e non l'80% come ci veniva detto le settimane scorse".

Da parte sua Schettino è sembrato molto provato dal no della Procura, rispondendo amaramente "sembra di sì" ai giornalisti che gli hanno chiesto se alla fine sarà lui l'unico a salire sul banco degli imputati per il disastro del Giglio. I suoi avvocati, tuttavia, non hanno perso le speranze e, anzi, annunciano colpi di scena. "Faremo accertare in modo inequivocabile che il comandante Francesco Schettino non poteva più rimanere a bordo della nave nelle condizioni in cui si trovava", ha detto Pepe, aggiungendo che "l'accusa di abbandono è una cosa assurda" e anticipando che "la scatola nera ci ha dato delle perle che permetteranno di portare avanti una difesa strutturata", tra cui in primis "l'errore del timoniere che non capì gli ordini del comandante Schettino".

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