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Processo Concordia, Schettino piange in aula: "Sono andato sulla scialuppa, l'alternativa era morire"

L'alternativa era "morire o buttarsi fuori dall’ombra della nave che stava per abbattersi", racconta Francesco Schettino a Grosseto, dove si sta tenendo il processo per il drammatico incidente della Costa Concordia che portò alla morte di 33 persone, l'ultima delle quali, Russel Rebello, è stata ritrovata solo qualche settimana fa, a distanza di più di due anni dal naufragio.

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Per quella tragedia del 13 gennaio 2012, Schettino è imputato con le accuse di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e abbandono di nave. Nonostante ciò, in questi due anni è riuscito a farsi notare per alcune esternazioni singolari, come quando riuscì a prendersi i meriti dell'approdo perfettamente riuscito dei resti della nave al porto di Genova: "Ha rafforzato la mia convinzione di avere compiuto la giusta decisione nel lasciarla adagiare sul basso fondale anziché correre il rischio che potesse inabissarsi". Ma in uno dei suoi ultimi interrogatori in aula, come racconta La Stampa, Schettino ha parlato invece in altro modo di quegli ultimi istanti prima del disastro.

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"Purtroppo ci furono persone rimaste incastrate tra i terrazzini - ha spiegato ai giudici il comandante campano, abbassando lo sguardo in un attimo di commozione -. "In quel momento tra morire, tuffarsi, cadere, sono andato sulla scialuppa", ha ribadito Schettino.

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