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Processo Eternit, Stephan Schmidheiny condannato a 18 anni. Guariniello: "Sentenza inno alla vita"

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18 anni per disastro doloso e omissione di cautele antinfortunistiche a Casale Monferrato (Al), Cavagnolo To), Bagnoli (Na) e Rubiera (RE). E' questa la sentenza pronunciata oggi dal giudice Alberto Ogge nei confronti di Stephan Schmidheiny, il magnate svizzero ex presidente del consiglio di amministrazione dell'Eternit AG, rimasto unico imputato nel processo omonimo dopo la morte due settimane fa del barone belga Louis De Cartier De Marchenne, assolto tra l'altro per non aver commesso i fatti prima del 1966.

Eternit, arriva la sentenza: 16 anni ai manager

Una decisione storica, che il pm Raffaele Guariniello ha definito "un inno alla vita, un sogno che si avvera", affermando: "Siamo andati al di là di ogni aspettativa". Il magistrato alessandrino aveva chiesto 20 anni di pena per gli imputati, che in primo grado, il 13 febbraio 2012, erano stati condannati a 16 anni per disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. Una sentenza rivista in appello, con la parziale assoluzione e quindi il non luogo a procedere per De Cartier De Marchenne e l'aggiunta di due anni di carcere per Schmidheiny, oltre a tutti i risarcimenti per le parti civili.

Nel lungo elenco spiccano in particolare quello deciso per Casale Moferrato, il comune più colpito dalla strage dell'amianto, con quasi la metà delle vittime complessive di malattie quali il mesotelioma pleurico e l'asbestosi: è di 30,9 milioni di euro, di contro ai 25 stabiliti in primo grado, la cifra che l'ex manager Eternit dovrà versare alla paese in provincia di Alessandria. Alla Regione Piemonte sono stati riconosciuti invece 20 milioni, a ogni sindacato ammesso come parte civile 100 mila euro, a WWF e Legambiente 70 mila e ai familiari delle vittime 30 mila euro ciascuno.

"Sono stravolta dalla stanchezza, ma finché posso vado avanti", ha dichiarato subito dopo il verdetto Romana Blasotti Pavesi, presidente dell'Afeva, Associazione familiari e vittime dell'amianto, che ha 84 anni ed è diventata uno dei simboli della lotta per il riconoscimento delle responsabilità di Eternit, con 5 lutti in famiglia, tra cui il marito e la figlia. Parole che descrivono lo stato degli altri parenti delle vittime in aula, che hanno accolto la sentenza tra abbracci e lacrime, misurati e silenziosi, mentre un altro simbolo del processo, Pietro Condello, 67 anni, ex operaio a Casale Monferrato, prima della lettura del verdetto ha donato a Raffaele Guariniello una tuta da lavoro dell'azienda.

Di tutt'altro tenore, invece, le dichiarazioni del legale del condannato, Astolfo Di Amato: "Sono indignato", ha detto, aggiungendo: "Siamo in presenza di una accusa che è cambiata a inizio processo, poi è cambiata in primo grado ed è cambiata ancora in appello. Leggeremo le motivazioni per capire ma la prima reazione è di grande sconcerto" e promettendo il ricorso in Cassazione.

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