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Processo Merdith, Amanda Knox mail ai giudici: "Non torno ho paura"

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di Simone Rausi

Amanda Knox non ci sarà, non intende muoversi dagli Stati Uniti perché “ha paura”. Lo confessa lei stessa in una mail indirizzata direttamente alla Corte d’Assise d’Apello di Firenze dove si sta svolgendo il processo bis per l’omicidio della povera Meredith Kercher.

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Nella mail Amanda dice di aver paura che “la veemenza dell’accusa vi impressionerà, che il loro fumo negli occhi vi accecherà”. Secondo la Knox le accuse su di lei sarebbero un “abuso ingiusto e maligno”. Insomma, decine di interviste, fiction e libri sulla vicenda dopo, Amanda ha deciso di non voler essere più la protagonista in scena. Una comunicazione quindi via mail che la Corte non sembra aver apprezzato troppo, anzi.

Il Presidente della Corte d’Appello d’Assise, Alessandro Nencini, ha definito la mail della Knox una “comunicazione irrituale”. Poi ha aggiunto: “Chi vuol parlare nei processi viene nei processi. Queste non sono dichiarazioni spontanee”. Nencini inoltre, rivolgendosi agli avvocati della giovane americana, ha precisato che le dichiarazioni di Amanda non possono essere attribuite in modo inequivocabile a lei e che, anzi, sarebbero proprio i difensori ad affermare che a scrivere il testo sia stata la ragazza. "Io non l'ho mai vista, non la conosco". Ha concluso.

Amanda Knox, inoltre, parla del giorno in cui fu portata in Questura e utilizza toni decisamente forti e accusatori: "Mi hanno mentito, urlato, minacciata, dato due scappellotti sulla testa. Mi hanno detto che non avrei mai più visto la mia famiglia se non avessi ricordato cos'era successo a Meredith quella notte". Questa, secondo Amanda, sarebbe stata solo una parte della “tortura psicologica” che ha dovuto subire durante la sua permanenza in Italia. Secondo la Knox, infatti, l’accusa da lei lanciata a Patrick Lumumba sarebbe da attribuire a una costrizione. “Dobbiamo riconoscere che una persona possa essere portata a confessare falsamente perché torturata psicologicamente”.

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