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Processo Meredith, la requisitoria del pg: "30 anni a Sollecito e Knox"

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Nuovi crudi particolari emergono dalla requisitoria del Pg al processo di appello bis per l’omicidio della giovane Meredith Kercher. Si aggrava, leggendo tra le righe della ricostruzione fatta dal magistrato fiorentino Alessandro Crini, la posizione di Raffaele Sollecito e di Amanda Knox, responsabili degli atti efferati compiuti sul corpo della studentessa inglese la notte del 1 novembre 2007 a Perugia.

Processo Kercher senza Amanda Knox

Stando alla tesi del sostituto procuratore generale, uno degli elementi decisivi per accertare la colpevolezza dei due imputati sarebbe il coltello rinvenuto sul luogo del delitto dagli investigatori. “Tracce chiare”, secondo il magistrato “rimandano ad un profilo genetico pulito”, riconducibile con una certa evidenza a Meredith.

Due diverse armi, in particolare, sarebbero state utilizzate per infierire sulla ragazza: “Per aumentare la temperatura della vicenda”, sostiene Crini, Sollecito avrebbe maneggiato un coltello di piccola taglia, col quale avrebbe tagliato il gancetto del reggiseno della vittima “durante gli abusi sessuali” compiuti da Rudy Guede, mentre i colpi decisivi sarebbero stati opera delle Knox, per mezzo di un coltello più grande.

Elementi, soprattutto in riferimento alla traccia “tra l’impugnatura e la lama” dello strumento d’offesa analizzata recentemente, che hanno contribuito a rendere il quadro inquisitorio piuttosto coerente, nonostante l’ipotesi avanzata nei mesi scorsi dai periti dell’appello di Perugia riguardo a “possibili contaminazioni” della traccia riconducibile a Sollecito.

La richiesta di condanna formulata dalla Procura, infatti, si muove sul solco già tracciato nelle precedenti tappe precedenti alla requisitoria (giunta al secondo giorno) del processo di appello-bis: 30 anni di reclusione per Amanda Knox, accusata anche del reato di calunnia e 26 anni per Raffaele Sollecito, il cui alibi peraltro è stato apertamente, durante la prima giornata di requisitoria, giudicato falso.

Il capo d’imputazione aggiuntivo per l’imputata principale dovrebbe comportare una pena di 4 anni, dovuta al tentativo di “depistaggio creato in modo non estemporaneo” all’inizio e nel corso della lunga vicenda processuale. Nessuno tipo di attenuanti generiche, infine, spetterebbero ad Amanda e Raffaele, alla luce dei diversi livelli di indagini svolte dall’organo giudicante di Firenze.

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