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Processo Scazzi, Misseri parla al plurale. Ai pm: "Non volete la verità"

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Michele Misseri continua ad autoaccusarsi del delitto della nipote Sarah Scazzi, la tredicenne strangolata nella villetta del contadino, ad Avetrana, nell'agosto 2010. Imputato per omicidio, sequestro di persona e occultamento di cadavere, Misseri aveva prima ammesso il delitto, poi ritrattato accusando la figlia Sabrina di aver ucciso la cugina, poi si è di nuovo assunto la responsabilità dell'omicidio. Nell'ultima udienza del processo, la trentaduesima, l'uomo ha confermato di essere il solo colpevole della morte della ragazza, ma ha commesso ancora una volta delle gaffes che mettono a rischio la credibilità della sua versione.

Michele Misseri si accusa del delitto di Sarah Scazzi: guarda il video

Come mercoledì scorso, Misseri ha riaffermato di aver accusato ingiustamente la figlia Sabrina a causa dei suggerimenti del suo ex legale Daniele Galoppa e della criminologa Roberta Bruzzone, all'epoca consulente di parte: "In quell'interrogatorio del 5 novembre c'é scritto cosa ho detto io, ma non cosa mi dissero di riferire Galoppa e Bruzzone". Poi, interrogato sul perchè non abbia ucciso la ragazza a mani nude, Misseri ha spiegato: "Ho utilizzato la corda perché era appoggiata sul trattore. Se avessi avuto il cacciavite, avrei preso il cacciavite".

Michele Misseri: "Ho ucciso io Sarah con una corda"

Il controesame dell'accusa si trasformato in un nuovo show proprio quando Misseri si è alzato in piedi mimando qualcosa, dopo aver tirato fuori dalla tasca della giacca una corda. A quel punto è intervenuto il presidente Rina Trunfio, invitando il teste a contenersi, visto che nell'udienza di oggi non erano previste dichiarazioni spontanee. Misseri si è seduto, continuando a rispondere alle domande dell'accusa. In aula, ad ascoltare le parole di Misseri, ci sono sia la figlia Sabrina che la moglie Cosima Serrano, accusate di concorso in omicidio volontario, sequestro di persona e soppressione di cadavere. Presente anche la madre della vittima, Concetta Serrano.

Anche stavolta le parole dell'uomo sono piene di contraddizioni. L'imputato dice di aver fatto tutto da solo, ma poi inciampa nella grammatica ed usa il plurale parlando del cadavere della vittima: "Ho preso i vestiti di Sarah dopo aver gettato il cadavere nel pozzo quando ce ne siamo andati" ha detto, come se fosse stato aiutato da qualcuno ad occultare il corpo della ragazzina. Altre contraddizioni sono emerse quando il contadino ha ricordato alcune telefonate in cui parlava con il nipote Cosimo Cosma, imputato per soppressione di cadavere.

Diverse discrepanze sono emerse anche dal confronto tra le dichiarazioni dell'imputato nell'interrogatorio del 6 e 7 ottobre 2012 e il contenuto del memoriale: le versioni di Misseri sulle infradito della vittima non coincidono. Se ai magistrati aveva detto di averle subito gettate in un cassonetto insieme alla corda con cui ha strangolato Sarah, nel memoriale ha scritto di aver lasciato entrambi gli oggetti nel garage e di essersene sbarazzato successivamente. In alcuni interrogatori Misseri ha anche detto di aver rivestito Sarah prima di occultarne il corpo, rimettendole addosso anche le scarpe. "Ho sbagliato a scrivere nel memoriale di aver messo le scarpe nello zaino", ha detto ai magistrati.

Ad un certo punto Misseri è sbottato di fronte alle richieste del pm Mariano Buccoliero e del procuratore aggiunto Pietro Argentino di fare luce sulle contraddizioni tra le diverse versioni rese: "Voi non volete la verità, la verità la voglio solo io per quella poveretta. Io l'ho ammazzata una volta ma voi chissà quante volte la state ammazzando" ha urlato Misseri.

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